Pigliaru ora perde pezzi Progressisti verso l’addio
Il valzer degli assessori bocciato da ex Sel area Pisapia e Centro democratico Uras: ormai siamo al riciclo degli scarti. Capelli: il mio gruppo voterà contro
CAGLIARI. Il rimpasto a costo zero non ci sarà: potrebbero esserci invece più di una lacrima e forse anche molto sangue. L’allarme è suonato: all’orizzonte c’è una tempesta politica in arrivo che venerdì potrebbe mettere a rischio il varo, annunciato festoso, della seconda giunta Pigliaru. Tutto è deciso: chi entra (Filippo Spanu, Barbara Argiolas e Pier Luigi Caria) e chi esce (Francesco Morandi del Cd e Claudia Firino ex Sel) lo si sa da giorni. Però fuori da Villa Devoto, roccaforte dell governatore, il mare è grosso.
Tempesta in arrivo. Chi è stato escluso dal rimpasto, il Campo progressista di Luciano Uras e Roberto Capelli, con anticipo ha cominciato a lanciare fulmini e saette. Eccoli, i primi: «La mia sfiducia nei confronti del presidente è nota da tempo, siamo pronti a votare contro», ha detto Capelli, deputato e segretario del Cd. Oppure: «Dalla giunta dei professori, passeremo a quella dei trombati e degli inutili capi di gabinetto», è l’accusa al vetriolo scaricata da quella parte degli ex Sel, Uras e più, che hanno perso la sfida con i tre consiglieri, anche loro ex Sel, Daniele Cocco, Eugenio Lai e Luca Pizzuto, prossimi pare a entrare nel movimento dei Democratici e progressisti, fondato a Roma dagli anti-renziani fuoriusciti dal Pd.
Impossibile trattare. È un clima da resa dei conti, nel centrosinistra, anche se i pompieri non mancano e ripetono con insistenza: «Tutti volevano un rimescolamento delle carte e il rilancio dell’azione di governo. Ora che sta per esserci, saltano fuori gli scontenti e sono sempre i soliti». In questo momento Pigliaru pare comunque deciso a non avere ripensamenti: la nuova squadra è scelta, accada quello che dovrà accadere. Anche una clamorosa crisi? Quella è esclusa – dicono i matematici del Consiglio regionale – perché comunque e nonostante due o tre abbandoni – quelli possibili di Francesco Agus ex Sel di Uras e Anna Maria Busia del Cd – Pigliaru dovrebbe avere sempre i voti in aula per chiudere la legislatura nel 2019.
Effetti collaterali. Certo, il terzo strappo politico in tre anni – con l’addio probabile del Campo progressista dopo quello di Rossomori e Rifondazione comunista – potrebbe essere addirittura un prezzo troppo pesante da pagare per la coalizione che, nel 2014, ha vinto le elezioni regionali e forse non più destinata a ricompattarsi nelle Politiche del 2018 o forse anche prima. C’è dell’altro: se il Pd, con due assessori per corrente, in totale avrà sei deleghe, due in più rispetto a tre anni fa, sembra aver risolto almeno una parte del caos interno, il Partito dei sardi è in fermento. S’aspettava un rimpasto – testuale – di più alto profilo e presto potrebbe essere molto critico nei confronti della giunta e allora sì che sarebbero guai seri per il governatore. A essere tranquillo è l’Upc di Antonio Satta, ancora una volta rimasto saldo in sella.
L’ultima giunta. La Pigliaru uno ha chiuso di fatto bottega 24 ore fa. Presenti i partenti Firino e Morandi, dicono che la riunione si sia svolta in un clima abbastanza tranquillo. Anche se l’ormai ex assessore alla cultura, Claudia Firino appunto, pare sia rimasta spesso in disparte. Poco prima aveva detto: «Come sempre accade, il diretto interessato sarà l’ultimo a sapere». Morandi, invece, ad alcuni è apparso sereno: andrà via dall’assessorato al turismo, ma per lui – che a questo punto dovrà per forza prendere le distanze da Capelli e dal Cd – è pronto un posto di consulente a Villa Devoto.
Silenzi e dubbi. Della prossima giunta, nell’ultima riunione di quella vecchia, nessuno ha parlato: il rimpasto è ancora un segreto(di Pulcinella) anche se ormai i giochi sono scoperti. C’è un solo dubbio: Barbara Argiolas (Pd-Soru) designata al turismo potrebbe scambiarsi la delega con Giuseppe Dessena, scelto per la cultura dai consiglieri regionali ex Sel, cioè Cocco più due. Perché? Dessena è stato il capo di gabinetto della Firino, che poi l’ha defenestrato, e la vendetta postuma potrebbe essere ora fin troppo cruenta. Meglio sarebbe avere un po’ più di stile, sostengono alcuni.
Gli esclusi. Impegnato a lanciare il Campo progressista, Uras ha tagliato corto: «Non polemizzo, ma lasciatemelo dire: altro che Prima Repubblica, siamo al riutilizzo degli scarti e al riciclaggio dei rifiuti». Ancora più forte, la levata di scudi di Capelli: «Qualcuno ci liberi da Pigliaru, da soli non ce la facciamo», ha dichiarato all’Agenzia Dire. Per andare in crescendo: «Ritengo irrispettoso, se non volgare umanamente e politicamente, il silenzio del governatore a tutte le illazioni, o fatti, che la stampa riporta sugli assessori. Finora nessun partito ha avuto la fortuna di essere convocato dal presidente per il rimpasto. Quella annunciata sui giornali è dunque una decisione tutta del governatore e del suo cerchio magico, composto tra gli altri dall'inaffidabile, per usare un eufemismo, Raffaele Paci, il vicepresidente che s’è scelto».
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