Con i canoni si incasserebbero 20 milioni
La Sardegna ha anche un altro primato. Legambiente rivela che è una delle due regioni, l’altra è la Basilicata, in cui non viene richiesto nessun canone di concessione. Tutte le altre applicano una...
La Sardegna ha anche un altro primato. Legambiente rivela che è una delle due regioni, l’altra è la Basilicata, in cui non viene richiesto nessun canone di concessione. Tutte le altre applicano una tariffa, anche se in alcuni casi sono irrisori. Un esempio fatto nel report spiega meglio di ogni ragionamento. Il Comune di Carrara ricava dalle cave 19 milioni di euro, a fronte di un guadagno delle imprese di 175 milioni. Quello di Orosei incassa zero euro a fronte di gudagni per le imprese di 95 milioni di euro. Una soluzione la propone Legambiente con un canone minimo nazionale per le concessioni di cava, sul modello dell’Inghilterra. In Gran Bretagna il canone è pari al 20 per cento del prezzo di vendita. Se venisse applicato questo canone nell’isola, in Sardegna solo per le pietre ornamentali la Regione incasserebbe oltre 20 milioni di euro. Con oneri di concessione per l’attività estrattiva così bassi l’Italia rinuncia a promuovere un settore innovativo: il recupero degli inerti che arrivano dalle demolizioni in edilizia. Possono sostituire quelli di cava, come avviene in molti Paesi europei e che consentirebbero di avere molti più occupati. Per una cava da 100mila metri cubi l’anno gli addetti sono 9. Un impianto di riciclaggio di inerti ne occupa più di 12.
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