La protesta delle pance per salvare il punto nascita
Le future mamme chiedono alla Regione di mantenere aperto il presidio Lo fanno con una foto-denuncia che diventa subito virale sul web
OLBIA. Pancioni da star. La “protesta delle pance” delle future mamma della Maddalena colpisce più di mille parole. «Assessore Arru cosa farebbe se sull’elicottero ci fosse sua figlia?». Alcune delle donne isolane in cinta hanno scelto i loro pancioni per comunicare con l’assessore regionale alla Sanità e lanciare la loro protesta.
Il Punto nascita dell’ospedale Paolo Merlo è stato chiuso. I sigilli sul reparto, operativo dal 1970, li ha messi il ministero della Sanità. Le famiglie maddalenine non tengono il passo con le statistiche. Servono 500 parti all’anno per autorizzare un Punto nascita. Un numero che se raggiunto, su una popolazione di 11mila abitanti, farebbe della Maddalena il comune italiano della cicogna. Roma ha quindi deciso di chiudere il reparto. La Regione ha allora pensato di compensare la fine del Punto nascita con un servizio alternativo gomma-aria. Il pilastro del piano sanitario per La Maddalena è: vietato partorire nell’isola. Per le future mamme viene disposto il trasferimento a Olbia quando la matematica stabilisce che ormai manca poco al grande evento. L’idea era ospitare le donne, con i loro compagni o mariti, nelle stanze di albergo. Ma al bando della Assl nessun hotel di Olbia ha partecipato. Oggi se una mamma isolana deve partorire attende l’arrivo delle doglie nella stessa struttura in cui si trovano le famiglie con pazienti oncologici in trattamento al “Giovanni Paolo II”. Nel caso in cui però i bimbi volessero dimostrare che la matematica non riesce a domare la natura e nascessero prima, i parti potranno avvenire alla Maddalena. Ma dopo tre ore neonato e mamma dovranno essere trasferiti a Olbia con ambulanze separate.
Nel frattempo la Regione prepara anche la rete del parto in cielo. Pronto il bando con cui affidare il servizio di elisoccorso, con base a Olbia, attivo 24 ore su 24. Un programmino che potrebbe funzionare alla grande in qualsiasi piccolo comune da 11 mila abitanti della Sardegna. Un po’ meno in un luogo che non a caso viene chiamato l’isola del vento. Difficile pensare che con 50 nodi di maestrale un elicottero possa alzarsi in volo. Ancor meno immaginare una donna con le doglie che volteggia serenamente sulla costa gallurese in direzione di Olbia. Da qui la domanda dei pancioni all’assessore Arru. La stessa che le future mamme isolane hanno fatto al ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin in una lettera. «Quanto vale una vita umana? La politica ragiona ormai solo con i numeri e le statistiche».
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