Turbativa d’asta, indagati tre magistrati
Tribunale di Tempio, nell’inchiesta sulla vendita giudiziaria di una villa coinvolti anche due avvocati
TEMPIO. Tre magistrati e due avvocati indagati per turbativa d’asta: è il primo bilancio della nuova inchiesta che assesta un altro duro colpo al tribunale di Tempio, già al centro di una bufera giudiziaria dopo l’arresto prima di Natale del giudice Vincenzo Cristiano accusato di corruzione. Questa volta l’inchiesta, sempre condotta dalla procura della Repubblica del tribunale di Roma, riguarda la vendita giudiziaria di una lussuosa villa di Baia Sardinia, appartenuta all’imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda, deceduto due anni fa. Immobile che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato aggiudicato a due magistrati a un prezzo troppo basso rispetto al reale valore.
I magistrati indagati sono Chiara Mazzaroppi (in servizio nel tribunale di Cagliari), Andrea Schirra (in forza alla Procura generale ma attualmente distaccato nel tribunale di Tempio) e Alessandro Di Giacomo (giudice dell'esecuzione nel tribunale di Tempio). Indagati sempre per turbativa d’asta anche due avvocati del Foro di Tempio, Giuliano Frau e Tomasina Amadori, legali di Mazzaroppi e Schirra, che nella vita sono marito e moglie. Sarebbe invece uscito dall’inchiesta un perito del tribunale, incaricato di calcolare il valore dell’immobile, inizialmente iscritto nel registro degli indagati
Nei giorni scorsi la svolta nell’inchiesta: l’abitazione e lo studio legale dei due avvocati, a Olbia e Arzachena, sono stati perquisiti dalla guardia di finanza e dalla polizia su ordine del pubblico ministero romano Stefano Rocco Fava.
Stando al decreto di perquisizione, al centro della vicenda c’è la procedura di vendita dell'immobile, di proprietà della società Rebus del defunto Sebastiano Ragnedda, a un’asta giudiziaria svolta nel tribunale di Tempio nel gennaio del 2016. Secondo l'accusa, la villa sarebbe stata assegnata nel gennaio 2016 a Chiara Mazzaroppi – figlia di Francesco, già presidente del tribunale di Tempio per otto anni – e a Andrea Schirra a 472 mila euro, prezzo calcolato, rispetto a quello d'asta di 524 mila euro, con l'abbattimento del 25 per cento per la presenza nell'immobile di un occupante che, in realtà, era morto nell'ottobre del 2015. Con la maggiorazione dovuta all'assenza dell'occupante il prezzo d'asta sarebbe lievitato a 655 mila euro. Proprio questo particolare avrebbe fatto drizzare le antenne della Procura di Roma che ormai è di casa nelle vicende che riguardano il tribunale di Tempio. Qualche mese fa l’apertura dell’inchiesta e adesso la notizia dei primi indagati. (m.b.)
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