Alunni divisi in bravi e asini denunciata la docente
Nell’Oristanese. Prof delle Medie segnalata: abuso di metodi di correzione
ORISTANO. Una madre visibilmente alterata che irrompe in un’aula scolastica, rivolgendo pesanti accuse contro un’insegnante; toni accesi al punto che qualcuno, dalla scuola, avvisa i carabinieri. La vicenda, in quel momento, si chiude con la denuncia della donna per interruzione di pubblico servizio, un atto dovuto da parte dei carabinieri costretti a intervenire per ripristinare la calma e consentire la ripresa delle lezioni.
C’è dell’altro. E per capirlo c’è voluta la capacità di scavare a fondo dei carabinieri di Ghilarza e del loro comandante, il maggiore Alfonso Musumeci. È servito chiedersi cosa ci fosse alla base del comportamento di una madre sconvolta al punto da perdere il controllo. E quello che è emerso dà i brividi.
È successo che in quella classe di una scuola media, in un paese dell’Oristanese, l’insegnante abbia pensato bene di dividere la classe in due: da una parte i bravi, dall’altra i meno bravi. Anzi, i somari: gruppi separati fisicamente, lezioni rivolte a quelli bravi. E non se ne abbiano a male, Maria Montessori, la pedagogia scientifica, i semplici cardini del rispetto dovuto a tutti, ragazzini compresi. Somari da una parte e attenti a non disturbare il lavoro dei bravi.
Nel gruppo dei somari si è trovata anche la figlia della donna che ha fatto l’irruzione nella classe. La ragazzina ha raccontato a casa di esser stata ripresa più volte dall’insegnante e invitata a non disturbare la spiegazione. Per “convincere” l’alunna a un comportamento appropriato, o almeno ritenuto tale dall’insegnante, la ragazzina è stata costretta a trascorrere le ore di lezione con la faccia rivolta verso il muro.
Punizione esemplare. La filmografia degli anni ’50 ne è piena, volendo si può anche passare per il “Pinocchio” di Collodi e arrivare alle “Rime di rabbia” di Tognolini.
Tra diffidenze e difficoltà, l’inchiesta dei carabinieri ha portato alla luce i metodi didattici ed educativi particolari dell’insegnante. Sono stati ascoltate le parole di ragazzi, genitori, vertici della scuola. Il risultato è finito su una denuncia nei confronti dell’insegnante, per abuso dei mezzi di correzione. Il procedimento è ancora in corso, l’insegnante è stata trasferita in un’altra scuola, in un altro paese.
C’è un patto di alleanza che sembra essersi spezzato, in questa vicenda, dove le più importanti agenzie educative, famiglia e scuola, hanno smesso di dialogare e interagire. Al di là dei giudizi tecnici, che vengono affidati alla magistratura, la storia impone una riflessione su temi delicati e profondi. C’è da chiedersi per quanto tempo sia andata avanti la sconcertante divisione tra bravi e somari. Chi ne fosse a conoscenza, chi, anche nell’ambito della scuola, non si sia accorto o abbia fatto finta di non accorgersi di quanto accadeva in quell’aula. Nessuna delle due ipotesi è positiva. Perdono tutti: la scuola nel suo ruolo istituzionale di formazione dei ragazzi, l’insegnante, la cui funzione didattica e di educatore sembra essersi infranta sugli scogli di una suddivisione grave e anacronistica; la famiglia, con la sua difficoltà a gestire un frangente critico poi sfuggito di mano. Perdono, soprattutto, i bambini al centro di una tempesta dove i punti di riferimento per loro più importanti sono sembrati abbandonare ogni capacità di comportamento coerente e di dare risposte.
Dalla “Rima dei coccobelli” di Gianni Tognolini: «Ma come sei carino!/ Ma come sei carina! /Ma come siete pettinati bene stamattina! /E come risplendete proprio sotto la finestra! /E come rispondete sempre bene alla maestra! /E lei come vi guarda col sorriso nella bocca! /S’è messa lì davanti il suo cocco e la sua cocca/Due belle statuine di cagnetti barboncini /E dietro tutti i sudici, i frenetici, i cretini /I tonti, gli ignoranti, i molesti ed i cattivi/E dietro tutti noi, bambini vivi».
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