Al via la requisitoria del pm Paolo Pinna alla sbarra

La sede del Tribunale dei Minori di Sassari

Il diciottenne, minorenne all’epoca dei fatti, accusato di duplice omicidio Il movente individuato nella lite scoppiata durante le Cortes Apertas

SASSARI. «L’8 maggio del 2015, a Orune, Gianluca Monni, uno studente di appena 19 anni, viene ucciso a fucilate mentre aspetta il pullman per andare a scuola». Una frase asciutta, circostanziata, è l’incipit di una requisitoria andata avanti per quasi cinque ore e non ancora conclusa.

Parla il pm. È cominciata ieri poco prima delle 10, nell’aula rigorosamente a porte chiuse del tribunale dei minori di Sassari, la discussione del pubblico ministero Rita Pischedda nel processo che vede imputato il diciottenne Paolo Pinna (in concorso con il cugino Alberto Cubeddu, già maggiorenne all’epoca) di duplice omicidio, sequestro di persona, distruzione di cadavere. Solo a carico di Pinna ci sono in più il porto e la detenzione illegale di arma da fuoco e maltrattamenti in famiglia. Una ricostruzione precisa e dettagliata dei fatti, una ricomposizione di tasselli che individuerebbe Paolo Pinna come responsabile dell’uccisione di Monni e della scomparsa di Stefano Masala, il 30enne di Nule di cui si persero le tracce il giorno prima del delitto di Orune.

Il movente. E nel ripercorrere le tappe di due fatti di cronaca tra i più terribili avvenuti in Sardegna, la Pischedda parte dal 13 dicembre 2014, giorno di Cortes Apertas a Orune. Lì individua il movente dell’omicidio di Gianluca. Durante quella festa in Barbagia ci fu infatti la famosa lite tra nulesi e orunesi. In particolare: Paolo Pinna riservò delle attenzioni molto “pesanti” a Eleonora, la fidanzata di Monni. Cosa che non era sfuggita allo studente, tantomeno ai suoi amici. C’era stata una reazione, poi la lite: Pinna aveva puntato una pistola contro Gianluca, poi quella stessa arma era scomparsa, qualcuno l’aveva fatta sparire.

Gli incontri tra i Pinna e i Monni. La Pischedda si è soffermata anche sulle visite dei Pinna – padre e figlio – a casa dei Monni per chiedere la restituzione della pistola. Sicuri, entrambi, che ce l’avesse Gianluca. Il tutto, come ha spiegato il pm, supportato da intercettazioni e tabulati telefonici.

La scomparsa di Stefano Masala. È il 7 maggio quando alle 21 si perdono per sempre le tracce di Stefano Masala, amico e compaesano di Pinna. Alcuni testimoni raccontano di aver visto Masala in compagnia di un giovane «con la maglietta bianca». Secondo il pm si tratta di Paolo Pinna. Poco prima, infatti, lo avrebbero notato vestito così alcune persone, al bar. Il pm ha poi ricordato che sempre il pomeriggio del 7 ci furono diversi contatti tra Stefano e Pinna, a conferma quindi che i due dovevano davvero incontrarsi. «E si incontrarono». Di più: «Pinna è stato l’ultimo a vedere Stefano vivo».

La macchina bruciata. La macchina di Masala compare misteriosamente il giorno dopo la sua scomparsa, lo stesso in cui viene ucciso Monni. E a dirlo, con una testimonianza determinante ai fini dell’inchiesta, è Alessandro Taras. Lui racconta di aver visto Alberto Cubeddu incendiare una Opel Corsa. Taras non sa ancora che quella macchina, di mattina, era stata inquadrata dalle telecamere di Orune poco prima dell’omicidio dello studente. Lo verrà a sapere dopo e ricollegherà tutto. Era la macchina di Stefano Masala.

I testimoni che ritrattano. “Pseudo amici”, li aveva definiti tempo fa Marco Masala, padre di Stefano. Si riferiva ad alcuni giovani (uno in particolare) che dissero di aver visto Pinna al bar la sera del 7 intorno alle 22 e di averlo riaccompagnato a casa. In questo modo gli avevano fornito un alibi, considerato che quella stessa sera era sparito Stefano. Ma a distanza di qualche giorno gli stessi testimoni avevano aggiustato il tiro con i carabinieri: «In realtà non era la sera del 7 ma dell’8 maggio».

Nuove udienze. Il processo è stato aggiornato a lunedì per la conclusione della requisitoria e l’inizio della difesa con l’avvocato Agostinangelo Marras. Quasi certamente l’udienza salterà per una astensione dell’Unione delle camere penali.

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