Olbia, un microchip sottocute per controllare la glicemia
OLBIA. Il volto umano della tecnologia applicata alla medicina, in una terra come la Sardegna spesso infestata dai fantasmi di una sanità inefficiente e poco vicina ai bisogni del paziente. È stato...
OLBIA. Il volto umano della tecnologia applicata alla medicina, in una terra come la Sardegna spesso infestata dai fantasmi di una sanità inefficiente e poco vicina ai bisogni del paziente. È stato impiantato all'ospedale di Olbia, in contemporanea con Padova, il primo sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM), progettato per la misurazione dei valori di glucosio fino a 90 giorni consecutivi, senza la necessità di sostituire il sensore ogni settimana, o al massimo 15 giorni, come avviene attualmente. Il sensore viene impiantato sotto la pelle nella parte superiore del braccio, grazie a un'incisione millimetrica eseguita durante una seduta ambulatoriale della durata di pochi minuti. Un passo avanti importante per i pazienti diabetici, grazie a un sistema di monitoraggio continuo dei livelli di glucosio, con il sensore denominato Eversense che invia allarmi, avvisi e notifiche sull'app collegata: il paziente viene avvisato in relazione a probabili episodi di ipo o iperglicemia e può condividere questi dati con il proprio diabetologo in ogni momento attraverso un portale.
Primi a Olbia. A inizio marzo il nuovo sensore è stato impiantato nei primi cinque pazienti italiani, due a Olbia nel Centro di diabetologia dell'ospedale San Giovanni di Dio: con interventi eseguiti da Giancarlo Tonolo, direttore del servizio di diabetologia aziendale della Assl gallurese. «Al momento esistono in commercio diversi tipi di sensore che vengono posizionati direttamente dal paziente, tramite una cannula sottocute che rileva la concentrazione di glucosio nel sangue – spiega Giancarlo Tonolo –. Nel caso del sensore impiantabile di nuova generazione non rischia di staccarsi in seguito a urti accidentali, durante il lavoro o in estate a causa del sudore. Questo sistema poi dispone dell'allerta vibratoria di glucosio alto o basso direttamente sul sensore, così non obbliga il paziente ad avere con sé uno smartphone o il ricevitore in tasca. A breve il sistema sarà disponibile per 180 giorni, rendendolo ancora più vantaggioso dal punto di vista economico e dell'utilizzo».
App medica. Il monitoraggio è continuo e i dati arrivano su una app per smartphone, per essere condivisi con il medico e per una gestione più attenta del diabete: il software infatti può prevedere un’ipoglicemia e avvertire il paziente con un suono o una vibrazione del trasmettitore applicato al braccio. Una funzione di allarme preziosa, che aiuta a gestire bene la malattia anche in pazienti più "difficili", che vanno incontro a ipoglicemie o iperglicemie inavvertite. «L'impianto è molto semplice, basta un taglio microscopico in anestesia locale e la procedura occupa solo qualche minuto – spiega Giancarlo Tonolo –. Si tratta di un'evoluzione molto interessante: lo strumento è preciso e il sensore sottocute, rispetto ai sistemi tradizionali applicati sulla pelle, ha il vantaggio che non rischia di staccarsi».
Lo strumento. Oltre a potersi applicare a pazienti che fanno attività sportiva, in cui il monitoraggio della glicemia è fondamentale, il sistema Eversense trova applicazione in molti campi, come nel paziente che non avverte in tempo la ipoglicemia e che in questo caso, per esempio guidando o coinvolto in attività potenzialmente pericolose, viene avvisato in tempo delle variazioni della glicemia, potendo così intervenire con tempestività.
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