La Nuova Sardegna

Servitù, Scanu attacca: lo Stato resta indifferente

di Luca Rojch
Servitù, Scanu attacca: lo Stato resta indifferente

Il presidente della commissione uranio impoverito appoggia la protesta dei sindaci «Dovuti gli indennizzi per i poligoni. Aspetto l’ok alla legge sulla salute dei militari»

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SASSARI. Lascia da parte il suo fare conciliante e distaccato. Il deputato Pd Gian Piero Scanu va all’attacco del ministero della Difesa. Parole come missili, per cercare di bucare il muro di indifferenza del governo. Il presidente della commissione di inchiesta sull’uranio impoverito accusa l’indolenza del ministero. «I sindaci dei comuni che sopportano sul loro territorio le servitù militari hanno denunciato una situazione insostenibile – dice Scanu –. Da otto anni non ricevono un euro di indennizzi dal governo. Un conto che è volato oltre i 15 milioni. Una situazione insostenibile. Sono con loro». Scanu è stato in missione in Sardegna con la commissione. «E con i vertici dell’esercito abbiamo parlato anche di questi aspetti – spiega –. Sono intervenuto anche con il governo. Non si tratta di qualcosa che può essere negoziato. Ma di un modesto riconoscimento a titolo risarcitorio per interi territori occupati dai poligoni».

La legge bloccata. Scanu va oltre la questione indennizzi. «Questa indifferenza è identica alle mancate risposte sul futuro dei poligoni e delle servitù. È sempre più chiara la volontà di non cambiare nulla. Mi pare evidente che assistiamo a una finzione. Si promette di intervenire, ma poi ci si affida all’inerzia del tempo. Le promesse non vengono mantenute. Tutto è rimandato. Si deve uscire dalla logica dell’animus donandi, poco digintoso per l’isola, e si deve porre rimedio alle mancanze in questo scorcio di legislatura». Scanu si riferisce in particolare a un’altra grande scommessa. La legge che la sua commissione ha già elaborato. Un testo che tutela la salute dei militari e ne affida il controllo a un ente esterno all’esercito. Fino a oggi a decidere sulle patologie collegate al servizio è una commissione interna, fatta da militari. La legge prevede un percorso differente. Ma resta ancora ferma, in attesa di essere approvata. «Nella trattazione di tutto ciò riguarda il funzionamento della commissione paritetica i rappresentanti delle regioni non vengono tenuti in considerazione – accusa Scanu –. Prevale questo modo di fare. L’imperativo è: “Nono disturbare il manovratore”. Il fastidio che veniva provato durante la nostra visita nei poligoni in Sardegna era evidente. Solo la Regione, e in particolare il governatore Francesco Pigliaru, ha mostrato grande attenzione per l’argomento. E più volte ha sfidato il governo su questo tema. Ma la legislatura finisce senza novità significative, a meno che non accada il miracolo che la legge venga votata. Questo non è antimilitarismo. La storia di queste commissioni è costellata di mancato rispetto degli impegni e di totale oblio rispetto ai doveri. La Sardegna vuole dare un contributo, ma non è tollerabile in un sistema democratico un atteggiamento simile, ne é accettabile».

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