L’idea: sgravi fiscali ai pensionati per ripopolare l’isola
I Riformatori: la Sardegna come il Portogallo o la Romania Chi decide di trasferirsi 9 mesi all’anno pagherà meno tasse
CAGLIARI. Portogallo, Romania e Tunisia da anni fanno felici molti pensionati italiani in trasferta, che una volta sfuggiti al fisco tricolore, all’estero stanno bene, meglio e da quelle parti spendono e spandono il loro assegno mensile lordo. Sono seimila gli over 60-70 che nel 2016 si sono trasferiti in Portogallo e in altri paradisi fiscali non solo europei. Ed è proprio questo l’esempio nazionalpopolare preso in prestito dal Centro studi dei Riformatori, per presentare in Consiglio regionale una proposta di legge che ricalca il modello del «pensionato esentasse e felice». Però c’è una differenza: la Sardegna mai potrà essere un paradiso fiscale neanche per la terza età. Ecco allora la soluzione scoperta dai Riformatori: restituire al pensionato trasfertista, registrato all’anagrafe come residente non abituale, almeno la metà delle tasse pagate di solito all’Agenzia delle entrate, oppure qualcosa in più se andranno a vivere almeno nove mesi l’anno nei Comuni a rischio spopolamento. «Vogliamo trasformare la Sardegna in una terra promessa ambita e vantaggiosa, in cui è possibile far vivere bene quello che gli esperti chiamano il nuovo turismo residenziale», è la premessa di Pietro Fois, coordinatore dei Riformatori. A spiegare ancora meglio il meccanismo, è Franco Meloni, responsabile del Centro studi: «Il nostro pensionato tipo è quello che ogni anno incassa 40mila euro dall’Inps. Tutti sanno che la pressione fiscale in Italia è molto alta e solo d’Irpef il nostro over 60 dovrà versare almeno 12mila euro nelle casse dello Stato ma anche della Regione. Perché, in base allo Statuto, alla Sardegna spetteranno i sette decimi delle tasse e dunque circa 9mila euro». Ecco la proposta ancora più nel dettaglio: «A questo punto, noi proponiamo di restituire al pensionato-turista la metà delle tasse destinate all’isola, come premio per aver scelto di vivere da noi». La proposta non è cucita addosso solo agli italiani, potrebbe funzionare anche con gli stranieri. Tirate le somme – dice Roberto Frongia, presidente del movimento – «la Sardegna oggi potrebbe sostenere almeno 100mila nuovi abitanti, capaci a loro volta di produrre una ricchezza extra intorno agli otto-dieci punti del Prodotto interno lordo regionale, cioè due miliardi e mezzo». Al di là dell’ipotizzata crescita economica, l’operazione però non rischia di trasformarsi in un boomerang, con un bel po’ di cittadini in più d’amministrare e soddisfare? La riposta di Meloni è questa: «Assolutamente no. Delle tasse pagate dal nostro pensionato tipo e in parte rimborsategli, alla Sardegna rimarrebbero comunque più di 4mila euro, è il 50 per cento dell’Irpef pagata dal contribuente e dovuta alla Sardegna». E 4mila euro sono poco più del doppio del costo medio pro capite necessario per garantire all’ospite l’assistenza sanitaria obbligatoria. «Per i sardi quindi sarebbe – sottolinea Meloni – sempre un’operazione vantaggiosa e quasi a costo zero. Però di contro il nostro pensionato, alleggerito dalle tasse, spenderebbe da noi gran parte dei soldi fra affitto e altri consumi, con un gettito Iva sicuro di 3,5mila euro pro capite. Comunque la giriamo, è proprio un’idea geniale». Per Attilio Dedoni, capogruppo dei Riformatori, «sono questi gli interventi che la giunta dovrebbe realizzare per far crescere l’economia e ripopolare i piccoli Comuni. Noi abbiamo presentato la proposta di legge, chissà se il centrosinistra la sosterrà».
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