Urbanistica, premi di cubatura per gli alberghi anche entro i 300 metri dal mare: è scontro

La nuova legge regionale fa cadere il tabù sulla fascia costiera. Ambientalisti contrari

CAGLIARI. Il tabù è caduto e presto potrebbero essere dolori. È ufficiale da giorni: la nuova legge urbanistica ha sdoganato anche gli inviolabili finora 300 metri dal mare. È quell’area superprotetta dalla Legge Galasso, dal Piano paesaggistico regionale e da diverse sentenze del Consiglio di Stato, tutte dello stesso segno: lì non può essere spostato neanche un mattone.

Il precedente. Una terra sacra e santa, i 300 metri, su cui due anni fa l’allora segretario del Pd ed ex governatore Renato Soru, padre storico del Ppr, fu molto minaccioso in una direzione del partito decisa a rivedere il vincolo . «Sulle coste – disse il 13 marzo del 2015 – noi del centrosinistra abbiamo fondato la nostra storia in difesa del paesaggio. Se cambiassimo idea, se facessimo delle concessioni, commetteremmo un grave errore». A quel tempo fra falchi, il vincolo non si tocca, e colombe, le deroghe sono possibili, fu raggiunto un compromesso notturno, per evitare contraccolpi sulla fresca alleanza di governo guidata da Francesco Pigliaru, eletto nel 2014. «La decisione sugli alberghi nella fascia costiera, come proposta dalla giunta, è rinviata alla prossima legge urbanistica».

Il presente. Sono trascorsi due anni e le colombe hanno riproposto lo stesso testo contestato. Fra i 113 articoli approvati giovedì, l’assessore all’urbanistica Cristiano Erriu ha inserito di nuovo gli alberghi sul mare, che ora avranno i metri cubi in più congelati nel 2015. Potranno aumentare le volumetrie del 25 per cento, perché «questi interventi – ha detto l’assessore – sono necessari in 40 strutture costruite negli anni sessanta, ormai fuori mercato e che non rispondono più agli standard internazionali». Con in allegato però anche bel po’ di prescrizioni: non potranno aumentare i posti letto ma solo «arricchire l’offerta con nuovi servizi, dai centri benessere alle aree congressi o sportive, oppure far crescere i metri quadri delle vecchie stanze». Nient’altro è autorizzato da quest’articolo che, sempre Erriu, ha commentato così: «Se vogliamo puntare alla destagionalizzazione, la Sardegna non può stare indietro rispetto alla concorrenza».

Gli scenari. Scritte le motivazioni e aggiunte anche due righe di spiegazione, bisognerà vedere quale sarà la reazione del centrosinistra e di Soru in particolare alla cancellazione del vincolo. È difficile ipotizzare che tutti rimangano in silenzio dopo quanto accaduto appena due anni fa a Oristano, con un incidente politico, seppure tutto interno al Pd, e rientrato solo all’ultimo momento grazie alla mediazione vincente del presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. In conferenza stampa, l’altro giorno, Pigliaru ha detto sicuro: «Sono pronto – le sue parole – ad aprire il confronto con tutta la maggioranza sulla legge e sui suggerimenti che arriveranno». Ma nessuno della coalizione ha messo nel conto cosa potrebbe accadere se i toni ritornassero a essere aspri come lo sono stati in passato.

Confronto o scontro. Oggi non ci sarebbe certo più lo spazio per un nuovo armistizio: la legge andrà comunque avanti o tutt’al più potrà essere corretta. Ma è difficile solo pensare che Pigliaru ed Erriu rinuncino per la seconda volta al premio di cubatura concesso nei 300 metri dalla spiaggia. Nessun falco scatenerà certo la crisi e meno che mai dirompente come quella del 2008, quando Soru arrivò a dimettersi dopo il voto contrario del Consiglio su uno degli articoli della sua legge urbanistica. Da allora molto è cambiato, qualche sussulto di protesta ci sarà, Pigliaru dovrà muoversi con cautela ma sull’ex tabù – dicono quasi tutti – non cadrà e neanche scivolerà.

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