La Nuova Sardegna

Insar, tanti tirocinanti ma pochi assunti

di Alessandra Sallemi

Nuova interrogazione in consiglio regionale sulla gestione del bando per rilanciare l’occupazione

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CAGLIARI. I tirocinanti in servizio nelle aziende grazie a finanziamenti pubblici devono essere in numero proporzionato ai dipendenti a tempo indeterminato e mai possono essere gli unici lavoratori in attività. A conclusione dei vari tirocinii, inoltre, qualcuno nell’azienda deve restare se l’apprendistato è stato sincero da parte del giovane e, soprattutto, se è stato richiesto con altrettanta trasparenza da parte dell’imprenditore. Questi criteri sono oggetto delle linee guida varate dalla giunta regionale nell’ottobre 2013 per prevenire e contrastare un uso distorto del tirocinio, ma a quanto pare pesanti eccezioni sarebbero state fatte per le aziende del bando dell’Insar denominato Ico, nonostante Insar sia una società pubblica controllata dalla stessa Regione e da Aspal spa (ministero Sviluppo economico). Ecco perché, a distanza di neppure un anno dalla prima interrogazione sul caso dell’Insar della cui gestione balzava agli occhi, tra le altre cose, l’abnorme ricorso a consulenti esterni, con nomi che spesso si ripetevano, i consiglieri regionali Francesco Agus (Cp) e Anna Maria Busia (Cd) si ritrovano a dover chiedere nuove spiegazioni all’assessorato al Lavoro e alla presidenza della giunta regionali. Nell’interrogazione si ricordano anche i pesanti dubbi emersi già nel 2016 sull’intera conduzione di Insar da parte del consiglio di amministrazione nominato dalla giunta Cappellacci. Tornando ai tirocinii: le aziende che hanno usufruito del bando di Insar nel 2014 per attuare il programma Ico (Interventi coordinati per l’occupazione) poi non avrebbero assunto tirocinanti. Risulta ai consiglieri inoltre che, alcune imprese del bando Ico, avrebbero avuto anche altri contributi pubblici sui fondi Por Sardegna 2007-2013 e questo contro la norma europea che vieta il cumulo di varie tipologie di aiuti. I due consiglieri trovano anomalo anche che l’amministratore delegato si sia autonominato responsabile del procedimento per il bando Ico diventando, quindi, controllore e controllato. Dell’ad, nell’interrogazione si ricorda anche la sua recente condanna in primo grado per bancarotta nel fallimento di Sept Italia. Infine, i consiglieri chiedono alla Regione quando nominerà il nuovo cda: questo che tanto fa discutere , infatti, è scaduto.

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