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Pet therapy, la svolta In corsia arriva Fido per aiutare chi soffre

Pet therapy, la svolta In corsia arriva Fido per aiutare chi soffre

La presenza degli animali in ospedale come cura ufficiale Il medico: «Dalla sperimentazione risultati sorprendenti»

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CAGLIARI. Elena, sette anni, non c’è più, un maledetto tumore se l’è portata via nel 2011. Eppure sei mesi prima, con passione, aveva scritto questa lettera ai medici del Microcitemico di Cagliari: «Come vorrei stare insieme al mio cagnolino anche quando sono ricoverata». È proprio in memoria di Elena e non solo che la Regione ha scelto di far uscire dal volontariato, comunque da ringraziare e applaudire, la Pet Therapy. La traduzione dall’inglese è questa: curare le malattie o alleviarle con una mediazione speciale, quella di cavalli, asinelli, cani, gatti e conigli. Perché da sempre è l’interazione affettiva fra il paziente e gli animali a «integrare e rafforzare le cure tradizionali». Con risultati sorprendenti, come ad esempio il sorriso ritrovato da un ragazzo gallurese. In un incidente stradale, ha perso le gambe e un braccio: era disperato, chiuso in se stesso. Fino a quando su consiglio della psicologa Giovanna Bua l’hanno accompagnato in un maneggio fra Ozieri e Chilivani. «In poco tempo, ha recuperato la voglia di vivere – è stata una delle testimonianze – e qualche settimana fa s’è liberato dalle angoscie con questa frase: da quando cavalco, sono rinato, posso di nuovo correre». È anche per lui, ha detto l’assessore alla sanità Luigi Arru, che «abbiamo costruito un percorso multidisciplinare, dai medici ai veterinari, perché la Pet Therapy sia ufficiale e riconosciuta anche in Sardegna». Lo è da anni in altre 16 regioni e dappertutto entusiasma seduta dopo seduta. Lo raccontano i bambini autistici, che attraverso la mediazione di un cagnolino riescono a superare la sindrome d’isolarsi dal mondo, oppure i malati di Sla, inchiodati in un lettino, ma se hanno un gattino vicino «riprendono ad avere uno sguardo in cui riappare la speranza». Oppure i pazienti psichiatrici, o ancora gli emarginati, che «attraverso un amico a quattro zampe, escono all’improvviso dall’incubo vissuto fino ad allora». La Regione ha deciso, con l’assessore al lavoro Virginia Mura, di organizzare diversi corsi per «formare gli operatori di una disciplina – ha detto – che può essere riassunta così: migliorare la qualità della vita, perché se gli animali se non aiutano un paziente a guarire, almeno gli danno una ragione in più per affrontare la malattia con coraggio». Al Microcitemico da qualche tempo la Pet è stata sperimentata nel reparto di Oncologia pediatrica, ha raccontato il primario Rossella Mura, per poi mettere in fila «i risultati sorprendenti che raccogliamo dopo ogni seduta terapeutica». Ora l’obiettivo della Regione – anche se all’inizio i corsi saranno a pagamento – è «diffondere la zooterapia secondo direttive precise e necessarie per non vanificarne gli effetti». A dirlo è stato l’assessore Arru, dopo aver posato con Pitta. È una cagnolina bionda, un po’ sovrappeso, ma dolcissima: è lei una delle protagoniste della Pet Therapy. Un’altra è la maltese tutto pepe del medico Paolo Castaldi, che ha raccontato: «Quando entra in azione, nella corsia di un ospedale, porta gioia e allegria, con enormi benefici per tutti». Perché alla fine, è stata la conferma delle veterinarie comportamentiste Sara Fantino e Raffaella Cocco «non c’è miglior terapia di un amore incondizionato». Che invece e purtroppo non sempre il presunto Homo Sapiens sa dare. (ua)

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