Sanità, Deriu denuncia: Commissione sabotata
Il consigliere del Pd pronto alle dimissioni per protesta contro l’inerzia dell’aula: «Siamo rimasti senza mezzi e poteri per portare avanti un’inchiesta seria»
SASSARI. Uccisa dalla burocrazia. La commissione di inchiesta sulla spesa sanitaria è a un passo dalla morte. Sommersa da una montagna di carte. Tutto vero, anche perché la denuncia arriva dal suo ideatore e vicepresidente Roberto Deriu. Il consigliere regionale del Pd che all’inizio della legislatura aveva chiesto l’istituzione della commissione di inchiesta sulla spesa sanitaria ora ne denuncia il sabotaggio. «La vogliono far morire. O meglio sopravvivere in modo tale che non produca nulla – accusa –. Ma non è quello che avevo chiesto io. Volevo e voglio ancora capire perché per la sanità la Sardegna spenda 3,6 miliardi di euro, il 60 per cento del bilancio. Un costo cresciuto in modo continuo in questi ultimi deici anni. Volevo capire come e perché si sia arrivati a una spesa monstre. Ma per poterlo analizzare servivano dati e persone che li studiassero. Dopo un iniziale ostracismo nei confronti della commissione sono entrati a farne parte i capigruppo. La presidenza è stata affidata ad Attilio Dedoni e io sono il vice».
Travolti. Deriu va dritto al cuore della discussione. «Inutile andare avanti se queste sono le condizioni di lavoro – continua –. Dopo un’iniziale inerzia abbiamo ricevuto il materiale dalle Asl. Molto, troppo. La carta ci ha travolto. La mole dei dati è diventata ingestibile. Serve personale. Come minimo tre figure esperte che possano digitalizzare, catalogare e analizzare questi dati per renderli comprensibili alla commissione. Ma il consiglio regionale si mostra inerte. Senza un reale cambio di passo la commissione è destinata a galleggiare. Sopravvivere in attesa che la legislatura finisca. Mi sembra una agonia inutile a cui io non voglio partecipare. O cambia qualcosa o preferisco dimettermi. In questi anni la commissione non ha svolto il compito per cui è nata. Fare l’inchiesta sulla spesa sanitaria e su come sia cresciuta in questi dieci anni. Cercare di capirla, analizzarla e individuare i tagli che devono essere fatti. Siamo rimasti ai dati ricevuti. In questo modo non si va da nessuna parte. Ecco perché il consiglio regionale deve fare fino in fondo il suo dovere. E io non sono più disposto ad aspettare in silenzio».
Ipotesi dimissioni. Deriu è pronto alle dimissioni. «Le considero una scelta obbligata se non si avrà un cambio di passo – continua –. Si deve rendere conto ai propri elettori e in questo modo si finisce per far morire la commissione nell’inerzia. Fino a oggi l’unica cosa prodotta è una mia prima relazione, incompleta, approssimata e del tutto parziale. L’avevo fatta appena la commissione si era insediata. Era nata per fare da stimolo, non per essere un punto di arrivo. Ecco perché chiedo che si faccia un passo oltre. Non si può sopportare in silenzio e io non sono disposto a farlo. È da oltre un anno che denuncio questa situazione».
Rischio fallimento. Deriu alza la posta e parla in modo aperto di sabotaggio della commissione di inchiesta e di un concreto rischio fallimento. La possibilità di riuscire a capire la mole di dati arrivata in commissione è quasi nulla. «Ecco perché o il consiglio regionale avrà un reale interesse a far andare avanti questo progetto o il fallimento di questa iniziativa è scontato – conclude Deriu –. Forse avrei dovuto dare retta a chi mi diceva in consiglio che le commissioni le fa l’opposizione. Quasi un monito, un modo per farmi capire che la volontà di portare avanti un progetto serio sarebbe stata cancellata».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
