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Giusto valorizzare gli hotel bloccati da anni di ritardi

Dopo una lunga attesa e alcuni timidi tentativi nelle precedenti legislature, sembra che la Regione Sardegna si appresti ad approvare una nuova legge per il governo del territorio. La proposta della...


01 aprile 2017 MASSIMO FAIFERRI


Dopo una lunga attesa e alcuni timidi tentativi nelle precedenti legislature, sembra che la Regione Sardegna si appresti ad approvare una nuova legge per il governo del territorio. La proposta della Giunta si propone di colmare un vuoto legislativo creatosi in un arco di tempo quasi trentennale a partire dall’approvazione dell’ultima Legge Urbanistica, la n. 45 del 1989. Durante questo lungo periodo abbiamo raggiunto una consapevolezza di un mondo decisamente cambiato, sono sopraggiunte nuove leggi nazionali, nuove aspettative e necessità si sono palesate nei nostri territori. È quindi tempo per un nuovo apparato normativo regionale. Il nuovo Ddl proposto dalla Giunta si pone un obbiettivo complesso e ambizioso, non privo di rischi. Ad una prima lettura sembrano emergere alcuni principi che potrebbero essere ricondotti all’interno del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in particolare a quanto previsto dall’art. 133 che recita: Il Ministero e le regioni cooperano, altresì, per la definizione di indirizzi e criteri riguardanti l'attività di pianificazione territoriale, nonché la gestione dei conseguenti interventi, al fine di assicurare la conservazione, il recupero e la valorizzazione degli aspetti e caratteri del paesaggio indicati all'articolo 131, comma 1. Nel rispetto delle esigenze della tutela, i detti indirizzi e criteri considerano anche finalità di sviluppo territoriale sostenibile. Nel Ddl possiamo riconoscere almeno quattro punti fondamentali funzionali all’attuazione di questo enunciato, finora disatteso anche per la complessità delle procedure e l’inadeguato ascolto delle comunità. Il primo riguarda la semplificazione delle procedure e la partecipazione dei cittadini alle scelte pianificatorie. La proposta di ricongiungere tutti i pareri necessari alla predisposizione dei Piani urbanistici all’interno di un’unica conferenza di servizi, sembra essere un utile processo per evitare il circolo vizioso tra enti che caratterizza l’attuale estenuante processo e allineare i tempi necessari ai rilasci dei vari pareri. La regolamentazione di una partecipazione pubblica nel procedimento degli interventi più sensibili e per le opere di rilevante impatto non può che essere accolta con favore come momento di confronto con la cittadinanza.

Il secondo punto riguarda il tema della riduzione del consumo di suolo attraverso la riqualificazione dell’esistente e l’introduzione del meccanismo dei bandi per l’attuazione dei nuovi insediamenti nei territori comunali. Questa innovazione sembra rappresentare un efficace contrasto ai meccanismi della rendita fondiaria, a favore del reale soddisfacimento della domanda di residenza e servizi, nell’effettiva misura richiesta. Criteri valutativi trasparenti eliminano possibili favoritismi e i proprietari delle aree concorrono per fornire la soluzione più vantaggiosa per il territorio.

Il terzo punto riguarda le politiche a favore del turismo, indispensabili in Sardegna. In continuità con le possibilità da sempre riconosciute anche in presenza di un vincolo di inedificabilità assoluta, la proposta di legge apre alle ipotesi di miglioramento delle strutture turistiche esistenti, con un incremento volumetrico coerente con gli articoli 20 e 90 del Ppr, rimasti ingessati dai ritardi, oramai decennali, dei processi di adeguamento dei Piani urbanistici comunali. Con una visione più strategica, e nel rispetto della procedura di formazione del Ppr, e quindi in accordo con il MiBacT, si passa dalla fase transitoria di puro vincolo a quella di una progettualità di sistema, sostenibile e improntata a qualità paesaggistica, in coerenza con i principi dichiarati dal Ppr.Il quarto punto riguarda le zone rurali, che passano da vincoli astratti di edificabilità a regole di trasformazione, riservate agli imprenditori agricoli, basate su dati scientifici di produttività, conoscenza e qualità dei suoli, con analisi che confluiranno nel Ppr delle zone interne basato principalmente sulla conoscenza dei suoli.

* professore associato di progettazione architettonica e urbana al Dadu dell’Università di Sassari, membro del Comitato tecnico regionale urbanistico

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