I familiari: uno spiraglio di luce
Il senatore Lai: non ci fermiamo. Ganau: un mistero inquietante
CAGLIARI. La commemorazione della tragedia nell’aula del Consiglio regionale è stata dura e cruda, nonostante quel 10 aprile del 1991 sembri appartenere davvero a un’altra epoca. A cominciare dalle immagini del documentario «Buonasera, Moby Prince» del giornalista Rai Paolo Mastino, per poi passare al racconto di Luchino Chessa, figlio del comandante del traghetto, che all’inefficienza dell’equipaggio della Moby, così hanno scritto i giudici, non vuole credere, perché «è esattamente il contrario», dirà prima che il senatore Lai aggiunga: «Sono stati invece degli eroi, hanno provato a salvare i 66 passeggeri, ma i soccorsi arriveranno con troppo ritardo e senza una spiegazione plausibile». In aula c’erano anche alcuni parenti delle 26 vittime sarde e la commozione s’è materializzata ancora una volta sui loro volti. «Ogni volta che vedo le immagine del traghetto – ha detto Luchino Chessa – sto male. Ma dopo un silenzio durato troppo tempo in cui nessuno ha pensato a noi, qualcosa è cambiato». Dopo gli inutili tentativi della magistratura, la politica ha capito che «non è più tollerabile questo mistero», ha detto l’assessore regionale Massimo Deiana, intervenuto a nome della Regione. «Dopo anni di omissioni, manomissioni e depistaggi – ha detto in un altro passaggio Chessa, che è il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime – siamo forse riusciti ad aprire uno spiraglio di luce nelle troppe nebbie processuali. La commissione d’inchiesta per noi è l’ultima spiaggia. Confidiamo molto nei suoi risultati finali, a novembre». Nel ricordare che presto nell’aula del Senato sarà convocato come testimone anche l’armatore della Moby Prince, Vincenzo Onorato, il commissario Luciano Uras ha detto: «Siamo convinti che possa esistere una verità molto diversa da quella letta nelle senteze». Il perché di quest’affermazione è ancora avvolta nel segreto delle carte raccolte in quasi due anni dagli investigatori del Senato. «Di certo – aggiungerà Lai – vogliamo diradare i misteri che ancora avvolge la strage, senza accontentarci di una ricostruzione processuale basata finora solo sull’incidente e sull’errore umano». La sintesi di quello che dovrà fare la commissione è arrivata dal presidente del Consiglio Gianfranco Ganau: «È inquietante che dopo ben 26 anni quel 10 aprile sia ancora avvolto in un porto delle nebbie». Una nebbia voluta purtroppo da chi nasconde ancora la verità. (ua)
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