Abbanoa chiede i danni: Adiconsum ci dia 5 milioni
La società sostiene di aver perso 3 milioni per l’ostruzionismo dell’associazione Ma il conto prevede anche il pregiudizio alla propria reputazione e le spese legali
CAGLIARI. Stanca di affrontare proteste e di dover difendere la propria immagine aziendale dalle rimostranze dei cittadini-utenti, Abbanoa accusa Adiconsum e chiede i danni. Perché non sono i disservizi e le bollette controverse ad aver offuscato l’immagine della società in house regionale, la colpa è di Adiconsum e delle sue iniziative in difesa dei consumatori lanciate «per raccogliere iscrizioni e fare cassa» che hanno provocato ad Abbanoa un «rilevantissimo pregiudizio alla propria reputazione stimabile in due milioni di euro» anche «alla luce della diffusione degli articoli di stampa e del coinvolgimento da parte di Adiconsum Sardegna e del suo presidente Giorgio Vargiu delle autorità di controllo, dell’Antitrust, all’Autorità dell’energia e dei tribunali». Non si tratta di parole, a sostenere per vie formali questa tesi è l’avvocato Giuseppe Lo Pinto, che su incarico dell’amministratore unico della società concessionaria del servizio idrico Alessandro Ramazzotti ha citato in giudizio civile l’associazione dei consumatori, accusandola di una lunga serie di attività ostili ad Abbanoa, talmente gravi da provocare un danno patrimoniale complessivo pari a 5.392.363,83 euro. Come il legale sia arrivato a calcolare una somma così enorme, tale da mandare a fondo un’associazione che si regge sui contributi dei soci, è spiegato nelle venti pagine dell’atto di citazione. Una sequenza di contestazioni da far tremare i polsi: a parte il danno d’immagine legato alle iniziative di protesta, ai ricorsi alle varie autorità e ai tribunali, Abbanoa sostiene di aver perso 3.392.263,83 euro per l’ostruzionismo messo in atto dall’Adiconsum nelle procedure di conciliazione tra la società e gli utenti, malgrado l’associazione presieduta da Vargiu si fosse impegnata fin dal 2008 a partecipare agli incontri convocati per risolvere i contenziosi senza passare alla carta da bollo. Vediamo come sono stati spesi questi milioni: a leggere l’atto di citazione le conciliazioni disertate da Adiconsum sono 2400, che tradotte in impegno orario profuso inutilmente dal personale di Abbanoa farebbero 105.600 euro. In più la struttura legale interna avrebbe lavorato duramente sul contenzioso provocato da Adiconsum, generando costi per una cifra che il legale è in grado di calcolare al centesimo: 659.768,8 euro. Ma l’associazione di Oristano non si sarebbe limitata a disertare le conciliazioni, al contrario viene accusata di aver «incoraggiato gli utenti» a fare causa all’azienda idrica, promuovendo azioni legali collettive. Nel conto dei danni presentato al giudice civile ci sono 146.600 euro spesi per le «repliche a tali attacchi» elaborate dalla struttura stampa interna ad Abbanoa e per acquistare «appositi spazi su pagine di quotidiani». Ma il danno più rilevante però, sostiene l’avvocato Lo Pinto, è un altro: gli interessi per 731.427,53 euro maturati su «quasi 22 milioni di euro, la cui riscossione è stata ed è ad oggi congelata in pendenza delle relative richieste di conciliazione disertate o non coltivate». Il tutto perché - è scritto nelle conclusioni dell’atto di citazione - Adiconsum Sardegna «in persona del suo presidente Giorgio Vargiu si è resa inadempiente agli obblighi assunti con la firma dei protocolli d’intesa del 2008 e del regolamento di conciliazione del servizio idrico integrato nei confronti di Abbanoa spa». In altre parole: i conciliatori incaricati dall’associazione «formati a spese di Abbanoa» avrebbero ostacolato le procedure di conciliazione dei contenziosi disertando gli incontri e infine ritirandosi del tutto.
Chiamato a costituirsi in giudizio per l’udienza del prossimo 26 luglio, il presidente di Adiconsum Vargiu si limita a poche parole: «È un’iniziativa che si commenta da sola, attendo di sapere che cosa ne pensano i cittadini sardi, la politica e i sindacati».
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