Aias, scontro in Consiglio passa il “lodo Cocco”
Approvato dalla maggioranza l’ordine del giorno del capogruppo del Pd I lavoratori dei centri di assistenza hanno atteso la decisione con un sit in
CAGLIARI. Il problema non è l'Aias in sé, che pure di questioni complicate sembra essere zeppa dentro e fuori le sue 44 strutture, ma la grande confusione che c'è intorno a un sistema, quello della riabilitazione e non solo. È un mondo parallelo in cui per troppo tempo nessuno ha controllato la bontà della convenzione fra pubblico e privato, nessuno ha verificato i costi, nessuno ha pensato a tutelare i 1200 dipendenti e in cui i pazienti purtroppo contano sempre meno. Il Consiglio regionale ha affrontato uno dei temi più spinosi della sanità in Sardegna, l'Aias appunto. Dove ormai sono tutti contro tutti: la Regione e le Asl accusano la famiglia Randazzo, a capo dell'associazione, ma di contro è la stessa famiglia ad avercela con «un'amministrazione pubblica capace solo di scaricare le colpe su di noi». Poi ci sono i sindacati contro la gestione, per i nove stipendi arretrati e subito dopo le famiglie degli assistiti disperati al solo pensiero che l'assistenza possa essere sospesa figuriamoci cancellata. Dal confronto politico è venuto fuori che fra la Regione e l'Aias c'è un contenzioso storico sugli arretrati, il contendere è intorno ai 12 milioni, poi c'è anche lo scontro sulle tariffe e le prestazioni pagate in regime di convenzione. L'assessore alla sanità, Luigi Arru, ha detto che nell'ultimo triennio all'associazione e alla Fondazione Stefania Randazzo sono stati pagati quasi 120 milioni, ma la verità è molto più pesante: «Almeno dieci o tredici giunte regionali– sono state le sue parole in aula – hanno provato a far fronte all'emergenza, ma nessuna c'è riuscita». Con il passare degli anni il sistema è finito di fatto fuori controllo e col monopolio delle cure i rapporti si sono fatti ancora più difficili fra la Regione e il privato. Lo hanno detto anche i sindacati, che hanno organizzato un affollato sit-in sotto le finestre del Consiglio, quando ormai le relazioni con la proprietà sono arrivate al minimo storico dopo il licenziamento di due sindacalisti. «La politica – ha detto chi protestava – non può più accettare il ricatto di chi fa e disfa a suo piacimento». I vertici dell'Aias hanno replicato: «La colpa è della Regione. Non paga quanto ci deve, fra contenzioso e altri soldi da incassare superiamo i 22 milioni, o lo fa con così tanto ritardo da mettere in crisi i nostri bilanci». La situazione è complicata e anche il Consiglio ha faticato a trovare non una soluzione, ma mettersi d'accordo sul modello di un possibile cambiamento, quello attuale è troppo vecchio. «Ma almeno stavolta – hanno detto i sindacalisti – la politica s'è occupata del caso anche se da tempo siamo ben oltre l'emergenza». Il Consiglio l'ha fatto alla sua maniera, dividendosi fra maggioranza e opposizione, fra ipotesi di commissariamento e possibili commissioni d'inchiesta. Per poi chiudere con un doppio ordine del giorno, anche se poi a essere approvato è stato solo quello presentato dal consigliere Pietro Cocco, Pd. Sono tre i punti chiave del documento. Il primo: l'Aias deve impegnarsi a certificare i bilanci, perché «così sarà possibile accertare l'effettiva consistenza dei crediti vantati nei confronti di Usl, Asl e ora dell'Azienda unica», mentre per il contenzioso «bisogna arrivare in tempi a una transazione fra l'amministrazione pubblica e l'associazione». Il secondo punto: gli stipendi dei dipendenti mai possono essere messi in discussione e «se continuasse ad accadere, la convenzione dovrà essere revocata» e comunque «se aumentasse il numero degli stipendi arretrati a pagarli sia l'Azienda unica, lo prevede il codice civile, con i soldi che ancora deve all'Aias». Terzo: «La giunta, in tempi rapidi, deve avviare una ricognizione fra altri operatori privati interessati a svolgere i servizi sanitari e socio sanitari, con l'obiettivo di superare il monopolio». Perché quando c'è di mezzo un «solo fornitore» niente o quasi niente va bene anche nella sanità.(ua)
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