Gravidanze a rischio, è il caos
Devono certificarle i consultori ma insorgono la politica e i medici
CAGLIARI. Dal primo aprile sono i medici dei consultori familiari e non più i ginecologi a dover certificare le gravidanze a rischio e anche le assenze dal lavoro per lo stesso motivo. È una norma nazionale, l’Azienda unica l’ha applicata, ma il sistema non è detto che funzioni. A sollevare il caso, in Consiglio regionale, è stato Raimondo Perra del Psi, presidente anche della commissione sanità. Con un’interrogazione, ha chiesto alla giunta di sospendere la circolare. Il motivo della richiesta è presto detto: i consultori non sarebbero in grado di «far fronte alla nuova incombenza» e poi – sempre secondo Perra – «ci sarebbe la possibilità di una più irregolarità». Anche i medici hanno protestato. Prima di tutto – è scritto in comunicato dell’Ordine – «verrebbe messa in discussione la libertà della donna di scegliere dove e soprattutto farsi curare». Subito dopo gli stessi medici hanno messo in discussione anche il contenuto della circolare. «Ai consultori – è un altro passaggio del comunicato – i consultori si occupano di prevenzione e l gestione di una gravidanza a rischio è fuori dai loro compiti istituzionali». Non è un problema di professionalità, ci sono nei consultori, ma «della mancanza degli strumenti, ad esempio gli ecografi, per monitorare le gravidanze a rischio». C’anche dell’altro: i medici dei consloti non avrebbero ricevuto ancora neanche i moduli per i certificati in cui va dichiarata la necessità dell’assenza dal lavoro delle gestanti e neanche indicazioni precise su come svolgere il nuovo servizio». La Regione, con l’assessore alla sanità Luigi Arru, s’è detta pronta ad affrontare il problema e superare le difficoltà nell’avvio del sistema. Ma – ha precisato di recente – è una disposizione nazionale che prevede il passaggio delle competenze sui certificati per le gravidanze a rischio dall’ispettorato del lavoro proprio ai consultori». In altre parole, come spesso capita, in Italia, c’è la legge, ma nessuno s’è preoccupato di verificare prima gli effetti della decisione.
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