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Epatite C, «guariti in Sardegna duemila pazienti»

Epatite C, «guariti in Sardegna duemila pazienti»

L’assessore alla Sanità Luigi Arru: «Farmaci salvavita dalla Regione, le cure sono efficaci e puntiamo sulla prevenzione»

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CAGLIARI. Centoventi milioni di euro spesi bene, in due anni, per guarire il 96 per cento di duemila sardi affetti dal terribile virus dell’epatite C e assisti negli undici centri autorizzati a distribuire la terapia. Se non fosse intervenuta la Regione, il mix di farmaci salvavita che è molto costoso, sarebbe stato a carico dei pazienti. In altre parole, chi ha i soldi si sarebbe potuto curare, gli altri no. «È stato un investimento di cui andiamo orgogliosi. Perché ogni euro speso per garantire il diritto fondamentale alla salute, è speso bene. Abbiamo ridato la speranza a migliaia di sardi, ma soprattutto nel lungo periodo con la loro guarigione, avremo di sicuro un risparmio per il sistema sanitario regionale». Lo ha detto l’assessore alla sanità Lugi Arru, nel presentare i dati della campagna 2015-2016 e nell’annunciare che «nei primi tre mesi di quest’anno altri 453 sardi potranno accedere alla terapia». Per chi non è esperto di medicina, va spiegato cos’è il virus dell’epatite C: trasmesso attraverso i rapporti sessuali o il sangue, quindi anche con le trasfusioni, attacca il fegato, non lo rende più spugnoso e in alcuni casi provoca la morte del paziente.

La nuova campagna. Nella Finanziaria le risorse per la nuova campagna ci sono, la spesa è stata confermata, ma è anche vero che «allo Stato chiediamo da tempo – ha aggiunto l’assessore – lo stesso rimborso riconosciuto da sempre alle altre Regioni per l’acquisto di questi fondamentali farmaci innovativi». La Sardegna finora s’è fatta carico per intero del costo. È intorno ai diecimila euro per ogni ciclo che dura dalle 12-24 settimane, ma in passato è stato addirittura di 80mila. «Però con questa campagna abbiamo garantito ai sardi affetti dall’epatite C una nuova e migliore qualità della vita. Per questo siamo soddisfatti di quanto fatto e continueremo a fare sempre con maggiore decisione», ha sottolineato Arru. Aver dato la «possibilità a quasi duemila sardi di uscire dal tunnel della malattia è un risultato eccellente», hanno confermato i responsabili degli undici centri. Soprattutto perché la «percentuale di guarigione è in continuo aumento e le cure sono sempre più efficaci», è stato un altro passaggio. Concetto ribadito da diversi ex pazienti: «In Sardegna il livello di assistenza è fra i migliori e i nostri centri sono all’avanguardia».

Il prossimo obiettivo. Non è solo curare e guarire nuovi pazienti soprattutto ora che sono state eliminate alcune restrizioni per accedere ai farmaci salvavita, ma far emergere il sommerso. Secondo alcune stime, sarebbero almeno 30mila i sardi affetti dal virus ed è un’ipotesi preoccupante. «Presto finanzieremo uno screening regionale – ha detto Arru - per avere dati certi. Punteremo molto anche sulla prevenzione, per evitare nuovi casi». Come nelle altre regioni, anche la Sardegna vuole raggiungere l’obiettivo annunciato dal ministero della salute: debellare l in tre anni l’infezione da epatite C.

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