La Nuova Sardegna

«Fatture falsificate per gli acquisti del Pdl»

di Mauro Lissia
 «Fatture falsificate per gli acquisti del Pdl»

Fondi ai gruppi, le rivelazioni di un commerciante. Mario Diana: «Le Montblanc le ho pagate di tasca»

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CAGLIARI. Ora si scopre che il gruppo regionale del Pdl mascherava acquisti di oggetti da regalo e altri beni da usare in privato facendoli fatturare come cancelleria. Naturalmente tutto veniva pagato coi fondi del consiglio regionale e l’autorizzazione del presidente Mario Diana, che si fidava ciecamente del segretario Alessandro Pusceddu. La circostanza è saltata fuori a margine del dibattimento che vede imputato Diana per peculato continuato: è contenuta nel verbale d’interrogatorio di Tonio Collu e della figlia Daniela, commercianti in articoli di cancelleria, elaborato a novembre del 2013. Ieri mattina sono stati sentiti come testimoni dai difensori Pierluigi Concas e Massimo Delogu: padre e figlia hanno confermato di non aver mai visto Diana, perché il tramite dei rapporti commerciali col gruppo Pdl - anni 2010, 2011 e 2012 - era Pusceddu: «Ci facevano capire - ha riferito Tonio Collu - che o sottostavamo a quel tipo di comportamento oppure non avremmo mai più avuto alcun rapporto commerciale con loro. Quando chiedevano di fatturare materiale diverso da quello effettivamente acquistato, alle mie perplessità mi veniva fatto intuire con gesti e parole velate che era opportuno predisporre la fattura come da loro richiesto». Collu - la figlia ha confermato - ha parlato di «oggettistica e articoli da regalo» che Pusceddu portava via senza che ne restasse traccia nelle fatture. D’altro canto la linea difensiva di Mario Diana è chiara: non sono io che ho speso i soldi del gruppo Pdl, sono gli altri consiglieri che facevano acquisti incompatibili a mia insaputa. Con qualche eccezione: le ormai famosissime penne Montblanc, scelte una per una e acquistate a Natale del 2010 insieme alla collega Simona De Francisci, l’ex onorevole oristanese dice di averle pagate di tasca propria. Al tribunale presieduto da Giuseppe Pintori ieri Diana ha consegnato sette assegni, l’importo di tre corrisponde al prezzo di altrettante preziose stilografiche. L’ex consigliere intende dimostrare di non aver impiegato i fondi del gruppo per acquisti voluttuari, come nel progetto difensivo dovrebbe confermare la lunghissima lista di testimoni da qui alla fine del dibattimento, che prevede fra gli altri una quindicina di consiglieri ed ex consiglieri regionali, fra cui alcuni già indagati e condannati. Ieri sono stati sentiti alcuni ristoratori: Giampiero Corda, Angelo Marcialis e Stefano Vacca oltre al cartolaio Collu e alla figlia Daniela. Tutti hanno risposto alle domande dei difensori affermando di non aver mai conosciuto Diana, l’organizzazione di pranziera curata da altri consiglieri e dal segretario del gruppo. In altre parole: Diana firmava, confidando nella correttezza dei colleghi di consiglio regionale e del segretario. Mentre le Montblanc non erano - l’ha detto in udienza - che un premio, un riconoscimento per «l’attivismo e l’impegno dimostrati dal gruppo Pdl, che aveva portato aria nuova in consiglio regionale elaborando 75-80 proposte di legge».

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