Iglesias, offriva milioni di euro a un’azienda in crisi in cambio di immobili di valore molto più alto
CAGLIARI. Offriva milioni di euro per salvare un’azienda in crisi, ma in cambio pretendeva immobili e quote societarie di valore molto più alto rispetto all’ammontare del finanziamento. Accusato di...
CAGLIARI. Offriva milioni di euro per salvare un’azienda in crisi, ma in cambio pretendeva immobili e quote societarie di valore molto più alto rispetto all’ammontare del finanziamento. Accusato di tre fatti di usura aggravata, l’imprenditore Giancarlo Angioni (71 anni) di Iglesias rischia ora di finire in tribunale: il pm Andrea Massidda ha chiesto il rinvio a giudizio, il gup deciderà il 25 maggio quando l’indagato si presenterà all’udienza preliminare insieme ai difensori Massimiliano Ravenna e Fabio Caboni. La vicenda, piuttosto complessa, è raccontata nei dettagli in un esposto elaborato dall’avvocata Anna Maria Busia per conto dell’imprenditrice di Iglesias Luisella Corda. Tutto nasce nel 2007, quando la società Stella d’Oriente - di proprietà della Corda e dei suoi familiari - affronta una controversia con un fornitore di arredi destinati a un albergo-ristorante con sala bowling. Servono soldi per risolvere la questione e Angioni, amico di famiglia e socio in un’altra società, mette a disposizione 206 mila euro ma in cambio si fa cedere un appartamento che ne varrebbe 323 mila. Per la Procura si tratta di usura, ma non finisce qui: tre anni dopo, informato della situazione critica in cui versa la società Stella d’Oriente, Angioni interviene ancora una volta nelle vesti di salvatore proponendo l’apertura di una linea di credito al Banco di Sardegna, di cui si qualifica come intermediario. Ci sono i due milioni e mezzo di euro necessari per sanare lo stato finanziario della famiglia Corda, ma solo - queste le condizioni offerte - se la Stella d’Oriente cederà alla sua società (la Sagittarius) un complesso immobiliare stimato per un valore di quattro milioni e 378 mila euro.
Dopo varie resistenze e soprattutto pressioni, l’operazione si realizza e con quella - secondo il pm Massidda - anche il secondo fatto di usura.
Il terzo capo d’imputazione è riferito a una fase successiva, quando Angioni, grazie a metodi piuttosto spicci, riesce a farsi intestare le quote sociali della Stella d’Oriente dalla Corda e dai suoi familiari: gli costano 94 mila euro anzichè il valore reale, che la Procura stima in un milione e 378 mila euro. Una cifra enorme, che finisce virtualmente nelle tasche di Angioni. Mell’esposto l’imprenditrice riferisce alla Procura anche di pressioni e velate minacce ricevute da parte di Angioni, che non avrebbe lesinato scorrettezze pur di realizzare l’operazione pianificata: accaparrarsi i beni della famiglia Corda, lucrando pesantemente su ogni passaggio della vicenda. Ora sarà il giudice a stabilire se Angioni dev’essere prosciolto o dovrà difendersi dalle accuse in tribunale. (m.l)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
