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Il reddito di inclusione partirà a maggio

Il reddito di inclusione partirà a maggio

Saranno 32mila i sardi che ne beneficeranno. Arrivato il via libera della commissione Sanità

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CAGLIARI. Il reddito d’inclusione sociale ha superato un altro scoglio e a maggio potrebbe essere la salvezza per 32mila sardi in stato di povertà.

La commissione sanità del Consiglio regionale, presieduta da Raimondo Perra del Psi, ha approvato a maggioranza dal centrosinistra, il centrodestra si è astenuto, le linee guida della giunta per far partire il nuovo sistema di welfare.

È davvero un nuovo modello: non più assistenza, ma riscatto sociale, con l’obiettivo di far uscire chi oggi è emarginato. Sarà un percorso virtuoso, scandito da questo patto obbligatorio: il sostegno economico in cambio di lavoro, crescita familiare e scolastica degli eventuali figli.

A maggio dovrebbe esserci l’avvio del Reis, ha confermato l’assessore Luigi Arru nell’aula della commissione, con 44 milioni subito a disposizione. «In questo periodo di transizione – ha confermato la giunta – sarà speso l’80 per cento del finanziamento».

La gestione diretta sarà dei Comuni, con la Regione che ha trovato l’accordo con i sindaci dopo il rischio di una possibile centralizzazione del sistema e anche con l’Inps, che si occuperà degli elenchi delle persone o delle famiglie al centro dei diversi progetti d’inclusione. Tra l’altro non ci saranno conflitti e neanche incompatibilità col reddito di cittadinanza nazionale, la sigla è Sia, approvato di recente dal governo Gentiloni e forte di uno stanziamento intorno al miliardo e 800 milioni. Ma presto un contributo finanziario potrebbe arrivare anche dall’Unione Europea.

Il Reis prevede un contributo dai 200 euro mensili per un singolo beneficiario fino ai 500 a favore di famiglie composte da quattro persone. Il Sia nazionale prevede invece un mensile che varia dagli 80 euro fino a un massimo di 450 ma sempre calcolato sulla singola persona. Per accedere al Reis i nuclei familiari, formati da una o più componenti, dovranno dimostrare di avere un reddito certificato inferiore ai 3mila euro l’anno o in alcuni casi non superiore ai 5mila. La gestione dei progetti d’inclusione sociale sarà dei Comuni, con la supervisione della Regione, mentre la banca dati sarà affidata all’Inps. «Siamo determinati – ha detto l’assessore Arru – a raccogliere la sfida e a portare avanti questo nuovo intervento di protezione sociale. Non solo vogliamo ridurre la povertà (sono oggi almeno 107mila le famiglie sarde in difficoltà) ma soprattutto riportare dentro la nostra comunità chi oggi è ai margini della società».

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