La Nuova Sardegna

Cirinnà: ritorniamo a essere il Pd dei diritti

A Cagliari la senatrice che ha il dato il nome alla legge sulle unioni civili. Tour a sostegno di Orlando

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CAGLIARI. Un passo alla volta anche se spesso è lento, per diventare finalmente un paese civile. Prima le unioni civili, seppure ci sono voluti trent’anni per avere una legge, ora il biotestamento di cui però s’è cominciato parlare sin dalla Prima Repubblica. «In Italia purtroppo i tempi delle grandi riforme sono sempre biblici. Bisogna avere la forza di resistere fino a quando non si ottiene il risultato». A dirlo tutto d’un fiato è Monica Cirinnà, senatrice del Pd, impegnata in un tour dall’Ogliastra a Cagliari a sostegno della candidatura di Andrea Orlando alla segreteria nazionale del partito. La legge sulle unioni civile porta il suo nome, vincere quella battaglia non è stato facile: «Sui diritti – dice – il freno a mano è ancora tirato. Basta elencare i dossier bloccati in Parlamento: lo ius soli, quello contro l’omofobia, oppure sul riconoscimento del cognome della madre o ancora sulle origini biologiche. È e sarà sempre un cammino difficile e complicato». Il biotestamento è stato approvato alla Camera, sarà lo stesso al Senato? «Sono ottimista ma non troppo». Molti dicono che il blocco sui nuovi diritti civili sia colpa sempre della Chiesa: giusto o sbagliato? «C’è ed è forte una Chiesa conservatrice che invece di aprirsi al cambiamento arriva ad abbracciare persino il Movimento Cinque Stelle. Per fortuna c’è però una Chiesa pronta a dialogare e a rimanere fuori dalle contese politiche». Ma anche molti politici si nascondono dietro quello che chiamano il caso di coscienza. «È così anche all’interno del Pd, ma la mia risposta è e sarà sempre una sola: mai per la tua coscienza puoi limitare i diritti degli altri. Ecco perché il congresso del 30 aprile dovrà essere per noi un luogo politico in cui discutere di diritti. Dobbiamo riuscire a spostare il partito a sinistra, per affermare che tutti i diritti sociali e politici dovranno essere motivo e scopo dell’impegno del prossimo Pd». Con Orlando segretario e non più Renzi: è questo l’obiettivo? «Noi cambieremo il Pd. Vogliamo ritornare a parlare di unità e dobbiamo soprattutto impegnarci a ri ascoltare la gente.. Soprattutto perché il partito uno e l’altro non lo fa da troppo tempo». I primi a dover essere ascoltati? «I giovani. Li abbiamo persi per strada, non abbiamo più dialogato con loro come avremmo dovuto. Invece hanno molto da dire e tanta voglia di proporsi e nessuno finora ha dato loro queste possibilità. Neanche il Pd l’ha fatto negli ultimi anni». È l’inizio di una nuova rottamazione? «Rottamare è un verbo che non mi piace per due motivi. Il primo: comunque è qualcosa di brutto. Secondo: fra le diverse generazioni deve esserci sempre un confronto e il contributo dell’esperienza è importante. Dal vocabolario del nuovo Pd, cancelleremo rottamazione, per sostituirla con inclusione. Vogliamo ritornare a essere il partito dei diritti di tutti e per tutti».

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