Micro accoglienza scoppia la polemica sui bandi Sprar
La distribuzione nei Comuni provoca proteste e assemblee I tempi sono stretti: al collasso i mega centri delle prefetture
SASSARI. I favorevoli dicono che la micro accoglienza diffusa è l’unica possibilità in mano ai Comuni per gestire l’emergenza migranti senza subire imposizioni. I contrari dicono che aprire le porte agli stranieri potrebbe rappresentare “un rischio” per le comunità locali – già in difficoltà – e che verrebbero ulteriormente trascurate a favore dei nuovi arrivati: per questo bisogna dire no, alla micro come alla grande accoglienza. Il tema – l’accoglienza dei migranti – è protagonista di animate assemblee e consigli comunali in tutta l’isola. Le polemiche sono vivaci e lo scontro è aperto. Con attacchi spesso violenti nei confronti dei sindaci che decidono di affrontare “il problema”. Perché anche la Sardegna, come tutte le altre regioni italiane, si trova di fronte a un bivio. Le comunità devono cioè gestire quale è la strada migliore per governare il fenomeno. L’accordo siglato dall’Anci e dal governo mesi fa indica il percorso, ribadito anche dal ministro dell’Interno Marco Minniti in più occasioni: tutti devono fare la loro parte, tutti i Comuni dovrebbero accollarsi la percentuale di accoglienza che gli viene assegnata sulla base dei calcoli numerici. Si parte da 2,5 migranti ogni mille abitanti, con aggiustamenti per le grandi città: l’obiettivo è arrivare a una graduale diminuzione delle strutture da 100-200 posti seguite dalle prefetture, evitare cioè le grandi concentrazioni spesso in piccoli paesi per favorire invece una distribuzione più proporzionata e meno impattante.
I numeri. L’ultimo sbarco, pochi giorni fa a Cagliari, ha riportato a galla le difficoltà di un sistema sempre più fragile. Gli 816 migranti hanno a fatica trovato posto nelle strutture distribuite nelle province. Ma in più centri c’è sovraffollamento e ovunque c’è il tutto esaurito, Se domani ci fosse un altro sbarco i migranti dovrebbero dormire sulla nave o al porto. I bandi per la ricerca di nuove strutture sono aperti, da qualche parte si procederà ai nuovi affidamenti. Ma è chiaro che con l’arrivo dell’estate e in previsione di nuovi sbarchi la situazione potrebbe esplodere e le tensioni aumentare.
I bandi Sprar. A chi aderisce viene garantita la clausola di salvaguardia: la micro accoglienza “immunizza” dall’apertura di mega centri d’accoglienza nei propri territori. I Comuni si occuperebbero dei migranti utilizzando i fondi statali assegnati in proporzione al numero di ospiti. La quota di finanziamenti è superiore se i migranti sono minorenni. I fondi sono vincolati all’accoglienza: significa che li possono ricevere solo i Comuni che aprono le porte ai richiedenti asilo.
I minorenni. Rappresentano l’emergenza nell’emergenza. La loro gestione è più complessa, perché i ragazzini devono andare a scuola e perché molti di loro non sono accompagnati: hanno perso i genitori durante il viaggio, sono soli in un paese sconosciuto dove si parla una lingua sconosciuta. Le strutture adatte ad accoglierli sono pochissime. Per questo l’obiettivo è inserirli in “micro nidi”, in famiglia o in minuscole comunità. Da qualche parte, nell’isola, ci sono esempi virtuosi in questo senso. Ma quasi sempre l’accoglienza è causa di scontri vivaci.
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