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Pd, dieci anni di primarie I duelli per la segreteria

Pd, dieci anni di primarie I duelli per la segreteria

Da quello storico del 2007 fra Soru e Cabras al prossimo fra Cucca e Sanna Vincitori e vinti, protagonisti e comparse dello scontro infinito fra le correnti

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CAGLIARI. Dieci anni di duelli hanno messo a dura prova il Pd sardo. Da quando ci sono le primarie, ottobre 2007, ogni volta il confronto sull’elezione del segretario regionale è stato aspro prima, durante e dopo la sfida ai gazebo. Sarà così anche alla mezzanotte e un minuto di domenica, quando si saprà chi avrà vinto fra Luigi Giuseppe Cucca e Francesco Sanna? Per essere sinceri, la vigilia di questo ultimo duello non sembra aver acceso gli animi come in passato. Non è colpa certo degli sfidanti, più che altro i motivi sono questi: il Pd sardo ha vissuto male ed è uscito con le ossa rotte dai dodici mesi senza segretario, Renato Soru s’è dimesso il 5 maggio del 2016, poi ha incassato la batosta referendaria, con l’isola in testa al fronte del no alla riforma, e infine è rimasto invischiato addirittura fin troppo nella contesa nazionale Renzi contro tutti, anche questa in programma nell’ultima domenica di aprile. Davvero troppo per sprecare più energie del necessario

Il primo duello. Quello del 14 ottobre 2007 è storico, con due colossi in campo. Da una parte c’è Renato Soru, allora anche presidente della Regione, dall’altra il potente Antonello Cabras. Antesignano di Rezi e alle prese con i maldipancia della coalizione per quel suo voler decidere molto da solo, Soru pensa che sia arrivato il momento di guidare anche il partito. Sconsigliato da molti, sovrapporre i ruoli può essere molto rischioso, va avanti lo stesso e a testa bassa. Però perde la sfida di soli 5mila voti su 117mila votanti, ma comunque esce sconfitto e senza capire che la sua ricandidatura alla presenza della Regione, nel 2009, già quel giorno non nasce sotto una buona stella. E infatti alle regionali arriva secondo, battuto da Ugo Cappellacci di Forza Italia, con buona parte del Pd – raccontano le cronache – che gli volta le spalle.

Il secondo duello. Ma la segreteria di Cabras non dura molto. Dopo un lungo tiramolla fra le correnti e l’impossibilità di trovare un compromesso, l’ex senatore si dimette il 16 luglio 2008. Da subito il Pd si trasforma in un’arena, con una battaglia intestina fra i fedelissimi di Soru e tutti gli altri. Fino al colpo di scena, con Antonello Soro e Salvatore Ladu, sono altri due padri storici del Pd sardo, che spostano gli equilibri interni e si alleano con Soru. Dopo alcuni mesi di botte a orbi, la nomina del segretario è decisa dall’assemblea con l’elezione di Francesca Barracciu, sostenuta da Soru e Soro. C’è persino una coda giudiziaria al veleno fino all’arrivo, intorno a Natale, del commissario nominato da Roma, per mettere fine al disastro interno. È uno dei periodi più bui per il Pd sardo, che nel 2009 da possibile vincitore si trasforma in un possibile sconfitto alle elezioni regionali e così sarà.

Il terzo duello. Per risalire la china, il 26 febbraio dello stesso anno, la segreteria finisce nelle mani di un bersaniano storico: Silvio Lai, oggi senatore, che ha la meglio (52 per cento contro il 48) su Francesca Barracciu. Con grande capacità di mediazione e anche molto abile nel saper sfruttare il momento favorevole, Lai prima riesce a rendere meno duro lo scontro fra le correnti e poi mette il sigillo, dal 2009 al 2014, su un filotto di vittorie elettorali che non si vedeva da tempo. Compreso l’exploit di Francesco Pigliaru, tra l’altro scelto fuori dalle primarie dopo la rinuncia obbligata di Francesca Barracciu, alle ultime elezioni regionali. Sono proprio gli anni migliori del Pd sardo, o comunque quelli in cui il partito – seppure diviso come sempre – dà il meglio di sé.

Il quarto duello. Con le dimissioni di Lai, ottobre 2014, nel Pd all’improvviso nasce un’alleanza inaspettata fra Soru, Cabras e Paolo Fadda, altra colonna dei popolari-riformisti. È vincente nonostante l’esclusione dei sostenitori di Renzi, nel frattempo diventato segretario nazionale del partito e presidente del Consiglio. Ma in meno di due anni il matrimonio deciso a tavolino sfocia in una spaccatura verticale che immobilizza il partito fino al 5 maggio del 2016.

L’ultimo duello. Quello di domenica fra Cucca e Sanna sarà il quinto in dieci anni. Il primo è sostenuto dall’ennesima nuova alleanza a freddo fra popolari-riformisti, renziani ed ex Ds, Sanna solo dai soriani. Come finirà? Le previsioni sono impossibili, mancano sondaggi attendibili, mentre nel Pd tutti sperano che ai gazebo votino almeno 25mila- 30mila elettori o altrimenti le primarie saranno un flop. (ua)

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