La Nuova Sardegna

«No alle divisioni, dobbiamo ritornare a essere popolari»

«No alle divisioni, dobbiamo ritornare a essere popolari»

«Dopo il referendum c’è stata la giusta autocritica» «Il centrosinistra? Va allargato alle forze autonomiste»

4 MINUTI DI LETTURA





C'è chi ha detto: oggi il Pd è un partito più temuto che amato: giusto o sbagliato?

«Sbagliato. Sul referendum il Pd ha fatto già autocritica. Sono stati commessi degli errori, innanzitutto non aver saputo comunicare l'idea di cambiamento e sottovalutato il clima di protesta. Tuttavia, dobbiamo ripartire da quel 40 per cento di sì, per rilanciare l'ideale di progresso e ritrovare la sintonia col Paese. Siamo l'unico partito in grado di proporre una politica seria. Semmai bisogna temere chi fa leva sul disagio e sulle paure della gente».

Scelga: partito popolare, di potere o di governo.

«Tutti e tre, uno non esclude l'altro, anzi si rafforzano a vicenda. Va però migliorata la percezione del Pd all'esterno e ridata centralità alla dimensione popolare che si è un po' persa».

Il Pd ha cambiato maglia?

«Il Pd è il centrosinistra. È una connotazione nel Dna del partito, ancora di più ora vista la frammentazione politica, l'avanzata dei populismi e la radicalizzazione a destra e a sinistra. Oggi il Pd deve farsi interprete del bisogno di cambiamento senza dimenticare i grandi temi: lavoro, giustizia sociale, pari accesso ai servizi, diritti civili, tutela dell'ambiente e salute».

Il Pd sardo è troppo litigioso.

«Purtroppo è mancata una guida capace di unire. Il problema non sono le divergenze, quanto l'inadeguatezza nel portare a sintesi il dibattito interno senza lacerazioni. Oggi abbiamo l'occasione di ricucire gli strappi e presentarci più solidi, più uniti e quindi più credibili».

Le correnti: patrimonio o prigione?

«Le correnti sono fisiologiche. Non potrebbe essere diversamente soprattutto per il Pd che, ricordo, nasce proprio dall'incontro tra diverse culture: da quella popolare a quella comunista e socialista. Il nome che ho scelto per la mia mozione, Connessioni democratiche, nasce proprio dall'esigenza di superare le correnti e ricercare i punti di coesione».

Un anno senza segretario: di chi le colpe?

«È superfluo e persino fuorviante attribuire colpe o responsabilità, penso che tutti i protagonisti della recente stagione debbano fare autocritica e lavorare per superare lo stallo».

Il centrosinistra sardo è in crisi: durerà?

«Dobbiamo lavorare per ritrovare lo slancio iniziale. I momenti di frizione, che ci sono stati anche di recente, ritengo siano superabili. Se sarò eletto segretario mi adopererò per ricostruire la coalizione e allargarla ad altre forze».

Spinte indipendentiste e il Pd vacilla.

«Niente affatto. Anche al Pd sardo stanno a cuore i valori dall'autonomia. Sono comuni a tutti i sardi e non possono essere appannaggio di qualcuno. I temi della specialità e dell'insularità devono essere al centro dell'agenda politica della nuova segreteria del partito, e credo sia fondamentale includere nel dibattito a le forze autonomiste e sardiste, e riprendere il dialogo con alcuni vecchi alleati come il Psd’Az».

Spesso la Giunta è stata lasciata sola dal Pd.

«Non credo. Dovunque ha dato un contributo decisivo nel portare avanti il programma del presidente Pigliaru, assumendo un comportamento leale e responsabile anche nei momenti di tensione. Se sarò segretario, mi adopererò per ristabilire gli equilibri, ridare vigore all'alleanza e correggere quello che non ha funzionato».

La Giunta poteva fare di più.

«Ha lavorato senz'altro in una condizione di estrema difficoltà, per la congiuntura sfavorevole e la pesante eredità nei conti pubblici. Dopo qualche anno finalmente si intravedono i primi segnali di ripresa. Ora siamo nella fase in cui, tirate le somme, bisogna capitalizzare gli effetti positivi delle riforme e mettere in campo le risorse necessarie per dare le risposte che i sardi si attendono».

A Roma bisogna sbattere di più i pugni sul tavolo?

«Il dialogo col governo mai s’è interrotto e abbiamo raggiunto risultati importanti: la firma del Patto per la Sardegna e le trattative andate a buon fine per la Vertenza entrate. Però non bisogna abbassare la guardia, vanno rivendicate le prerogative della Sardegna, in ragione della sua specialità e della condizione di insularità. Sarà questa una delle scommesse della nuova segreteria del Pd».

La crisi economica sembra essere infinita.

«La Sardegna sconta il gap infrastrutturale e la mancanza di una strategia per lo sviluppo, Va costruita mettendo insieme le istituzioni e gli attori economici, in un'ottica di corresponsabilità. Tuttavia, i primi cenni di ripresa ci indicano la strada. Penso alle nuove tecnologie, al turismo e all'agroalimentare».

Per essere primarie partecipate, quanti elettori dovrebbero votare in Sardegna?

«Niente numeri. L’affluenza di domenica dovrà essere una delle basi su cui impostare il nuovo rapporto tra il Pd e i cittadini».

Avversari in Sardegna, ma con Sanna alleati per Renzi: è o no una contraddizione?

«Non lo è, nella misura in cui chi ha voluto fortemente la mia candidatura, a prescindere dalle preferenze in campo nazionale, ha messo davanti il bene del Pd e della Sardegna».

Del suo avversario pensa.

«Sanna è un ottimo parlamentare e una persona preparata. Posso però dire che alcuni tratti della sua personalità sono lontani dal mio modo di essere e di concepire la politica, che ho sempre inteso come un lavoro di squadra. Sin dal primo momento la cifra che ha caratterizzato la a mia candidatura è l'aver anteposto il "noi" alla ricerca esasperata di visibilità personale». (ua)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative