La Nuova Sardegna

«Voglio combattere la bulimia di potere e aprire ai giovani»

«Voglio combattere la bulimia di potere e aprire ai giovani»

«Il partito che vorrei mai potrà avere paura del confronto» «La giunta Pigliaru ha forte bisogno di un Pd molto attivo»

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C'è chi ha detto: il Pd oggi è un partito più temuto che amato: giusto o sbagliato?

«Sbagliato, ma se sembrassimo così avremmo un grosso problema. In Sardegna il Pd deve riprendere autostima e credibilità. Non lo si fa a parole, ma con comportamenti esemplari: dai dirigenti più in vista al coordinatore del circolo più piccolo. E con fatti politici e amministrativi: una fabbrica che riapre e che sporca meno, il lavoro nelle campagne che dia da vivere e non da sopravvivere, la libertà di viaggiare spendendo il giusto, sapere che dopo 20 anni che studio ho una chance di lavorare qui».

Partito di potere, di governo o popolare?

«Di governo popolare. Che esercita il potere, la responsabilità nelle istituzioni, per realizzare le cose che promette, non per "occupare" la Regione o alimentare apparati. Popolare, perché non ha paura né di scegliere gli interessi da tutelare, né della fatica di far partire dal basso le azioni di governo».

Il Pd ha cambiato maglia?

«Oggi fa parte di un centrosinistra moderno e all'inseguimento della società. Quindi diverso dalla sinistra o dal centrosinistra anche di pochi anni fa, che non aveva davanti i problemi di oggi o non li vedeva. Diverso anche dall'Ulivo, che era un'alleanza tra formazioni politiche diverse. E diversissimo dalla sinistra elitaria nella sua doppia versione: quella che non si sporca le mani col governo (tanto ci pensano altri) e quella che prende i voti a sinistra e poi ne fa a meno nei contenuti delle riforme».

Da sempre il Pd sardo è litigioso.

«I partiti che hanno dato origine al Pd erano in Sardegna molto forti e i gruppi interni si sono mantenuti e sclerotizzati. Paradossalmente, i conflitti aumentano quando si hanno responsabilità di governo, perché non si sa combattere la bulimia del potere fine a se stesso. Col rischio di premiare gli incapaci solo perché sono amici tuoi e di pensare che per questo primato sia legittimo guerrigliare continuamente».

Le correnti: patrimonio o prigione?

«Se sono aree aperte di pensiero, cultura, attrazione e formazione...dove si comprano? Se invece sono società di mutuo soccorso di ceto politico scaduto, patti per scalate, ovvero centri di addestramento per tirare meglio la coltellata alle spalle al compagno di partito, sono un virus. Prima che ci ammazzi, voglio difendere il Pd da questa malattia».

Un anno senza segretario: di chi le colpe?

«Oggi non ha senso ritornarci se non per dire che si vedono meglio i vecchi vizi, i problemi si sono acuiti. Il giorno dopo il congresso, se sarò eletto, chiamerò nell'esecutivo del partito la meglio dirigenza, anche fuori dalla mia lista».

Il centrosinistra sardo è in crisi: durerà?

«Spero di sì e per il futuro vorrei che, a partire dalla rielaborazione di programmi favorita dal Pd, si riaprisse la discussione con le forze politiche autonomistiche e col Psd’Az, che governa col centro-sinistra importanti realtà locali»

Cresce l’ indipendentismo e il Pd vacilla.

«Il Pd che penso di ricostruire non avrà paura di confrontarsi con nessuno. Offrirà rispetto e chiederà rispetto. Non è l'indipendentismo ad averci messo in crisi, piuttosto è stata la nostra crisi ad aver lasciato senza repliche molte incursioni. Oggi è il Pd a chiedere nuovi spazi di autodeterminazione per l’Isola».

La Giunta spesso è stata lasciata sola.

«Alla Giunta mai è venuto meno il consenso del gruppo consiliare del Pd, anche quando all’interno ci sono state opinioni diverse. All'esecutivo è mancato - non per sua colpa - un Pd motore attivo nella società. Io candido il Partito democratico, da qui al 2019, a essere molto influente sulle politiche della Giunta, ma anche a difenderle e a rivendicarle con orgoglio».

La Giunta poteva fare di più?

«Ha fatto quel che poteva nelle condizioni politiche ed economiche date e ha "seminato" parecchio. Alcune scelte sono state, possono e debbono essere discusse, su alcune sono legittimi e doverosi i ripensamenti».

Con Roma bisogna mostrare più i pugni?

«Si, ma avendo le carte in regola e dimostrando di essere più capaci di Roma nella autogestione dei poteri. Sulla politica delle entrate sono per prendere quel che ci spetta ed è scritto chiaramente - oggi - nello Statuto e nelle sue norme di attuazione. Con tutti i mezzi che Costituzione e Statuto ci conferiscono».

La crisi economica sembra essere infinita.

«Per riprendere a crescere non dobbiamo sprecare un colpo di quelli in canna nell'Accordo col governo. E spararli con rapidità. Mi piacerebbe che ci fosse un misuratore della efficienza burocratica della Regione e che la Sardegna fosse al primo posto tra le regioni del Sud».

Quanti elettori s’aspetta ai gazebo?

«Quanti ci credono, che investono nella speranza, nel potere degli uomini e della politica di determinare nella libertà i fatti importanti della loro vita collettiva. E che pensano che tutto ciò lo possa fare un nuovo Pd sardo».

Avversari, poi con Cucca sostenete Renzi.

«Sì, se sostenere un candidato segretario fosse la conseguenza di un’ appartenenza correntizia rigida o convenienza personale. Com’è noto, non mi trovo in nessuna di queste condizioni. E quindi non c’è contraddizione».

Del suo avversario pensa.

«Tutto il bene possibile. Ma per guidare e far vincere in futuro un Pd che faccia uscire la Sardegna dalle secche, vado meglio io». (ua)

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