La Nuova Sardegna

Al consigliere regionale le leggi le scriveva il nipote

di Mauro Lissia
Al consigliere regionale le leggi le scriveva il nipote

In aula davanti al pm Cocco il racconto di un testimone a difesa di Mario Diana: «Mio zio Paolo Terzo Sanna mi dava 1500 euro per ogni proposta che elaboravo»

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CAGLIARI. Millecinquecento euro chiavi in mano: era il prezzo concordato per il testo di una proposta di legge, compresa l’idea di base. A scriverlo per conto dello zio onorevole Paolo Terzo Sanna era Andrea Tocco Sanna, laureato in economia e a tempo perso collaboratore del parente consigliere regionale, che malgrado la corposa indennità non amava affannarsi a elaborare norme da proporre all’assemblea. D’altronde c’era il nipote a farlo per lui, mentre a pagare era il gruppo politico. Tutto raccontato ieri mattina davanti al tribunale da Tocco Sanna, testimone a difesa di Mario Diana, imputato di peculato continuato come presidente del gruppo di centrodestra in parte della legislatura 2009-2014 per l’uso improprio dei fondi pubblici destinati ai gruppi, circa 200 mila euro. Illuminante e imbarazzante l’esame di Tocco Sanna aperto dai difensori di Diana, gli avvocati Pierluigi Concas e Massimo Delogu, concluso dal pm Marco Cocco e dal presidente Giuseppe Pintori: «A mio zio davo idee per proposte di legge - ha riferito il testimone - e poi scrivevo il testo. Naturalmente veniva controllato dai consiglieri, ma ero io a scriverlo». Quando il pm Cocco ha chiesto quale fosse il prezzo della sua opera, Tocco Sanna ha risposto di non ricordare. E’ stato il giudice Pintori a insistere e allora è saltata fuori una cifra: «In genere 1500 euro per ogni idea». Il presidente del tribunale è andato sino in fondo: «Ma scriveva l’intero articolato della legge?». Risposta: «Sì, tutto l’articolato. Io consegnavo la proposta di legge completa, pronta per essere presentata». Quando il giudice ha chiesto chi pagasse la prestazione e come, la risposta è arrivata precisa: «Il gruppo del Pdl, gli assegni erano intestati al gruppo». Non è la prima volta che davanti al tribunale compare un inedito elaboratore di proposte di legge. Mai però si era appreso di un servizio completo, che comprendesse anche l’idea di fondo da tradurre il legge, realizzato tutto in famiglia. Il processo a Diana va avanti su un canale preciso: incassate le prove dell’accusa, i difensori cercano di dimostrare che l’ex presidente della Provincia di Oristano firmava gli assegni sui fondi del gruppo ma non era consapevole di come i colleghi del Pdl spendessero i soldi («sono stato vittima di una truffa», ha detto Diana nelle scorse udienze) e se davvero li spendessero per le ragioni dichiarate. Così anche ieri sono stati chiamati in aula ex consiglieri come Angelo Stochino e Andrea Artizzu - l’uno indagato e arrestato per il procedimento Sindacopoli, l’altro indagato per i fondi ai gruppi - che alle domande dei difensori hanno risposto ricordando le attività svolte dal gruppo ai tempi della legislatura 2009-2014. Stochino ha ricordato un grande convegno «sulla demolizione del Ppr» svolto all’hotel Orlando di Arzana alla fine del 2009 («c’erano almeno 1600 persone») mentre ad Artizzu è stato chiesto di riferire al tribunale l’ormai celebre vicenda delle 31 preziose penne Montblanc, strenna natalizia del 2010: «L’avrò anche ricevuta, non lo escludo - ha risposto Artizzu - ma non l’ho mai trovata». Stochino invece ha ricordato che la proposta di acquistarle fu della consigliera Simona De Francisci e che alla fine si decise di restituirle al consiglio. Tutti sulla stessa linea gli altri testimoni: rapporti commerciali col gruppo Pdl ma sempre col segretario Alessandro Pusceddu, con Stochino, Sanjust e altri consiglieri, mai con Diana. Il dibattimento andrà avanti il 13 ottobre con gli ultimi testi della difesa, a seguire la discussione.

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