Omicidi Monni e Masala Cubeddu rinviato a giudizio
Il giovane deve comparire davanti ai giudici in Corte d’assise a Nuoro il 3 luglio
NUORO. Duplice omicidio, sequestro di persona, distruzione e occultamento di cadavere: queste le pesantissime accuse con le quali il gup del tribunale di Nuoro ha rinviato a giudizio Alberto Cubeddu, 21 anni, di Ozieri, presente in aula al momento del verdetto. Il giovane dovrà comparire davanti ai giudici della Corte d’assise di Nuoro il 3 luglio per rispondere (in concorso con il cugino Paolo Pinna, 18 anni, già condannato a 20 anni, il massimo della pena, dal Tribunale dei minori) del delitto di Gianluca Monni, 18 anni, lo studente di Orune assassinato con tre fucilate la mattina dell’8 maggio 2015 mentre attendeva il pullman per andare a scuola, e della scomparsa di Stefano Masala, 30 anni, di Nule, ci cui si è persa ogni traccia la sera precedente il delitto, il 7 maggio. Gli assassini di Monni avevano utilizzato la sua auto per l’agguato mortale a Orune e poi l’avevano bruciata in una sperduta zona di campagna alla periferia di Pattada. E proprio l’incendio della Opel Corsa di Stefano Masala pesa come un macigno su tutta l’inchiesta, visto che il supertestimone Alessandro Taras, imputato nel processo proprio per concorso nell’incendio, è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. Una sentenza di assoluzione che contribuisce a rafforzare la sua credibilità, messa sempre in dubbio dai difensori di Cubeddu.
Il rinvio a giudizio conferma l’impianto accusatorio della procura della Repubblica di Nuoro. Il pubblico ministero Andrea Vacca in udienza ha ribadito con forza la sua richiesta di processare Alberto Cubeddu, ma soprattutto ha portato una serie di elementi, raccolti con certosina pazienza e grande professionalità dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Nuoro, che il gup Claudio Cozzella ha ritenuto fondati.
È stata una giornata lunga, carica di tensione che si è conclusa con una decisione che per certi versi sembrava scontata, ma che comunque ha tenuto inchiodati all’interno e fuori dall’aula dove si svolgeva l’udienza preliminare i parenti delle due giovani vittime, Gianluca Monni e Stefano Masala, e anche quelli dei due principali imputati Alberto Cubeddu e Paolo Pinna.
«Ma Stefano non c’è, non sappiano ancora nulla di lui» le parole di Marco Masala,il padre del ragazzo di Nule scomparso, sono amare come il suo sorriso appena uscito dall’aula. Accanto a lui le figlie in lacrime. Continuano a sperare che un giorno possano almeno piangere Stefano su una tomba. Un dolore composto, dignitoso, nonostante la tensione accumulata durante l’udienza e acuita dagli scambi di sguardi torvi con i parenti dei presunti assassini, in particolare con il padre di Paolo Pinna. Sono usciti a testa bassa anche i familiari di Alberto Cubeddu, silenziosi, con l’avvocato Mattia Doneddu che insieme al collega Patrizio Rovelli ha cercato di dimostrare l’inconsistenza delle accuse nei suoi confronti. Inutilmente.
Non ha smesso un attimo di piangere Rita Gaddeo, mamma di Gianluca Monni, che ha cercato di nascondere gli occhi gonfi di lacrime sotto un paio di occhiali da sole scuri. Sempre accanto al marito, all’altro figlio Pasquale, e ai suoi legali, gli avvocati Rinaldo Lai, Antonello Cao e Margherita Baragliu, ha seguito l’udienza con la massima attenzione e ha chinato la testa prendendola tra le mani ogni volta che è stato pronunciato il nome del suo adorato Gianluca. Soltanto sulla scalinata del Tribunale, quando è stata raggiunta dagli altri colleghi del servizio ambulanze 118 di Orune e Bitti e si è infilata la divisa arancione per prendere servizio, le è scappato un sorriso.
Il gup ha anche disposto il rinvio a giudizio di Francesco Pinna, zio di Paolo, per minacce al supertestimone Alessandro Taras. Anche Pinna, assistito dall’avvocato Agostinangelo Marras, dovrà comparire davanti ai giudici della Corte d’assise di Nuoro il 3 luglio. Poi, le due sentenze con rito abbreviato: una condanna e un’assoluzione. Due anni e 4 mesi a Paolo Pinna, difeso dagli avvocati Angelo Merlini e Agostinangelo Marras, per le minacce a Piergiorgio Massaiu. Assoluzione perché il fatto non costituisce reato per Alessandro Taras.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
