La Nuova Sardegna

«Ora serve un nuovo Statuto»

«Ora serve un nuovo Statuto»

Zedda di Sdp ha presentato una mozione per rendere più forte l’Autonomia

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CAGLIARI. Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Trento e Bolzano l’hanno capito da tempo: il loro Statuto speciale era troppo vecchio. Mesi fa quelle Regioni e le due Province si sono messe a riscriverlo e qualche passo in avanti l’hanno fatto abbastanza in fretta. La Sardegna invece è indietro: sa da una vita che anche il suo di Statuto non va più bene, ma finora ogni straccio di riforma è finito nelle secche dei veti incrociati. Ora c’è una nuova possibilità, con la mozione presentata da dieci consiglieri regionali di maggioranza e opposizione – Sdp, Upc, Campo progressista, Psi e Psd’Az – per tracciare finalmente un percorso condiviso. Il primo firmatario della mozione è Paolo Zedda di Sinistra per la democrazia e il progresso. «I tempi sono maturi – ha detto – per cambiare uno Statuto che risale a sett’anni fa, quando per le nostre strade giravano ancora i carri tirati dai buoi e non c’era certo la consapevolezza dell’insularità, delle nostre diversità linguistiche e nessuno parlava di problemi seri come i rapporti finaziari con Stato, l’inquinamento o il peso delle servitù militari». Per poi ricordare: «Da tempo s’è capito che i sardi vorrebbero una nuova Autonomia, molto più forte di quello che abbiamo ora. L’hanno gridato in ogni referendum regionale e costituzionale, nei sondaggi e anche in una ricerca dell’università di Cagliari dove oltre il 90 per cento del campione chiede una profonda manutenzione straordinaria dello Statuto. Insomma c’è un sentire comune che finora purtroppo non ha trovato riscontro nei fatti e oggi il Consiglio regionale non può sprecare altro tempo: deve prendere posizione». Condivisa anche da Daniele Cocco, Eugenio Lai, Luca Pizzuto, Antonio Gaia, Pierfranco Zanchetta, Anna Maria Busia, Raimondo Perra, Angelo Carta e Christian Solinas, la proposta Zedda può essere riassunta così. Votata la mozione, «speriamo presto e all’unanimità», entro 60 giorni dovrà essere costituita una commissione speciale del Consiglio, che farà d’apripista alla nascita di «una indispensabile Assemblea costituente allargata all’esterno» che i sardi «potrebbero votare lo stesso giorno delle prossime elezioni politiche». Il percorso – secondo Zedda – dovrà essere per forza a tappe forzate: entro 12 mesi l’Aula dovrà licenziare la bozza, poi ci sarà esserci il doppio passaggio parlamentare, per concludere i lavori al massimo entro due anni e mezzo. Con questo obiettivo: riequilibrare i rapporti con lo Stato, ottenere maggiori competenze e avere anche la possibilità di dialogare con l’Europa senza la mediazione di Roma. Anche se prima dovrà essere risolto il problema dei problemi: convincere i capigruppo che è «urgente inserire questa mozione all’ordine del giorno del Consiglio». Chi ha firmato la proposta è sicuro che alla fine «la sfida sarà raccolta da tutti», ma forse l’ottimismo annunciato rischia di essere esagerato. I grandi partiti – dal Pd fino a Forza Italia – sulla revisione dello Statuto da sempre hanno posizioni diverse ed è per questo che i precedenti tentativi si sono arenati comunque da qualche parte a Cagliari o a Roma. «Stavolta basta – ha detto Zedda – Vogliamo capire davvero chi è favorevole o contrario alla volontà popolare di rifondare l’autonomia della Sardegna».

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