La Nuova Sardegna

Crac della clinica: assolto Alberto Scanu

di Mauro Lissia
Alberto Scanu
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Alberto Scanu

Cade l’accusa di bancarotta per il presidente degli industriali sardi, condannati Porcedda e Uda

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CAGLIARI. Il presidente di Confindustria sarda Alberto Scanu è estraneo alla bancarotta da 13 milioni della clinica Città di Quartu, che nel 2013 fece scandalo in Sardegna e portò ad arresti, denunce e sequestri giudiziari di beni: a conclusione del giudizio abbreviato il gup Giuseppe Pintori l’ha assolto perché il fatto non costituisce reato, accogliendo in pieno la tesi del difensore Rodolfo Meloni. C’è invece la condanna per l’ex presidente del Bologna Calcio Sergio Porcedda difeso da Masismiliano Ravenna e per l’imprenditore Carlo Uda, difeso da Luigi Concas: il giudice li ha assolti dalle accuse di estorsione, tentata estorsione e usura perché il fatto non sussiste, ma li ha riconosciuti colpevoli di bancarotta fraudolenta per distrazione infliggendo loro rispettivamente quattro anni e tre anni e quattro mesi di reclusione, con l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale per dieci anni e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque. Due anni di carcere è la pena per Andrea Buschettu, Paolo Zapparoli, Paolo Moro, Pierdomenico Gallo e Caterina Della Mora, tutti colpevoli di bancarotta fraudolenta. Il giudice ha assolto per non aver commesso il fatto Matteo Colombo, mentre il commercialista esperto in sanità Antonio Macciotta aveva patteggiato tre anni il 19 dicembre 2013 dopo l’arresto subìto l’8 febbraio precedente.

Il 12 aprile dell’anno scorso il pm Giangiacomo Pilia aveva chiesto tre anni di carcere per Scanu, in qualità di ex rappresentante legale di Kinetika, mentre aveva sollecitato cinque anni di reclusione per Porcedda. Le altre richieste: due anni per Buschettu, all'epoca vice direttore del Banco di Sardegna, tre anni per Pierdomenico Gallo, già presidente del Cda di Kinetika Holding, che gestiva la casa di cura, due anni per Caterina Della Mora, amministratrice di un fondo d'investimento, due anni e mezzo ciascuno per Paolo Zapparoli, Paolo Moro e Matteo Colombo, della Synergo Sgr (socia di Kinetika), due anni per Carlo Uda, imprenditore amico di Porcedda.

La vicenda è nota: il fallimento della Città di Quartu amministrata da Macciotta, cui secondo l'accusa sono seguiti trasferimenti di beni e denaro per 13 milioni, con un giro vorticoso di assegni destinato a spolpare la società madre a vantaggio di altre aziende mentre era in corso il fallimento. Dietro le operazioni illegali il sodalizio formato da Macciotta, Porcedda e Uda. Stando al gip Giovanni Massidda i documenti dimostrano come Macciotta si sia liberato in tutta fretta, a un mese e mezzo dalla dichiarazione di fallimento, dell'intero patrimonio della clinica di Quartu, lasciando nella società decotta tutti i debiti. I passaggi di beni sono stati molteplici: prima la Kinetika Sardegna, poi la Kinetika Holding spa e la Halcor srl. Ma in questo gioco di scatole cinesi, messo in piedi per sottrarre il patrimonio societario alla curatela fallimentare e privare la clinica di ogni valore, compare anche la società milanese Segesta - che gestisce cinque case di cura tra Cagliari e Quartu - i cui dirigenti sono stati tutti indagati, così come Carlo Uda, uomo di fiducia dell'imprenditore Porcedda, che per il pm ha partecipato alla fase due di quella che il gip definisce "una multiforme attività di spoliazione" della società quartese.

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