Ex pubblicitaria, ora apicultrice
LA STORIA/2. Patrizia ha lasciato la scrivania per produrre miele a Olbia
OLBIA. Da ape operaia ad ape regina. Artefice di un sogno cullato per decenni, perché quel mondo dolce e laborioso fatto di alveari, pollini e miele, era un pensiero fisso nella sua mente, che attendeva il momento giusto per vedere la luce. La fortuna nella sfortuna è arrivata nel 2014, l’anno della svolta per Patrizia Pes, 49 anni, di Olbia, 22 dei quali passati dietro la scrivania di un’agenzia pubblicitaria a fare i conti con fatturazioni, annunci economici e necrologi. «O mi trasferivo fuori dalla Gallura come l’azienda mi aveva proposto, con spese e tanti sacrifici essendo io anche una mamma, oppure davo un’accelerata al progetto che avevo in testa», racconta. Buona la seconda. Ora produce miele. Cinque, sei quintali l’anno che vende nei mercatini e nelle fiere. Ha messo su un’azienda apistica e agricola, mentre continua a studiare a Sassari, nei corsi dell’agenzia Laore, per ampliare l’attività con una fattoria didattica. Basta con gli spazi chiusi, col telefono che squilla in continuazione, con i clienti che vogliono avere sempre ragione. La danza delle api è musica per le sue orecchie, il suo lavoro è in mezzo alla natura, e il suo confronto quotidiano è con le api bottinatrici, quelle che vanno a prendere il nettare e il polline dai fiori, le api nutrici, che allevano le covate, e le api regine, che covano dalle mille alle 2mila uova al giorno. Un mondo complesso e affascinante. «Ho sempre svolto con zelo e impegno il mio lavoro di impiegata – spiega l’apicultrice – ma il mio sogno era un altro: avere un’azienda apistica. E l’avrei realizzato una volta andata in pensione, mi mancavano 14 anni per farlo. Nel frattempo, gettavo le basi: ho acquistato un terreno fuori città, a “Muddizza Piana”, tre ettari di macchia mediterranea incontaminata, l’ambiente ideale per le api. Diciamo che quel lavoro era il mezzo per poter arrivare a un fine. Con la chiusura dell’ufficio amministrativo, ho dovuto accelerare. Ho creato l’azienda investendo il tfr. Ho fatto tutto con le mie forze». Così, nel luglio 2015 è nata l’azienda apistica e agricola “Wat’s ape”. «Il nome mi è venuto in mente guardando come comunicavano le api fra loro e ho fatto un parallelismo col modo di comunicare più usato dalle persone, whatsApp, appunto». Ha cominciato a lavorare con dieci famiglie di api, ora sono una cinquantina. «Ho ancora una marea di cose da imparare sul meraviglioso mondo delle api – dice Patrizia –. Molte cose le sto imparando da quello che chiamo “il “sommo maestro Nico” che l’apicultore lo fa da 40 anni». Tanta umiltà e altrettanto entusiasmo, due ingredienti fondamentali che rendono più buono il suo miele.
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