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La battaglia per le spiagge, il Sinis si mobilita contro i ladri di sabbia

La battaglia per le spiagge, il Sinis si mobilita contro i ladri di sabbia

Cittadini e addetti ai bagagli degli aeroporti vigilano sui turisti che portano via i granelli dalle coste

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CABRAS. C’è voluto un po’ di tempo ma alla fine anche le spiagge di quarzo bianco del Sinis hanno trovato i loro paladini. I primi passi istituzionali verso la tutela avevano condotto a uno slogan d’effetto, “Amico non portarmi via”, che però non aveva alcuna applicazione sul campo: troppo complicato controllare trenta chilometri di coste selvagge. Un paradiso di tranquillità che non può essere turbato nemmeno dal trillo dei telefonini, zittito dall’assenza del segnale. L’habitat naturale del turista appassionato della natura incontaminata, insomma. Un visitatore che ama la bellezza al punto di fare uno strappo alla regole e alleggerire le spiagge dei preziosi chicchi di quarzo. Come se fossero souvenir da mostrare a parenti e amici una volta scappati dalla valle dell’Eden. Ogni granello, però, è un prodigio millenario e i furti rischiano di cancellare le qualità di arenili immacolati con una sabbia più unica che rara.

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Per dare un impulso alla lotta contro i ladri di sabbia sono dovuti scendere in spiaggia i cittadini. Sono loro le prime sentinelle sul fronte del quarzo fossile e sono loro che spesso fanno rispettare i divieti, peraltro ormai piuttosto evidenti in quasi tutta la costa. E non passa un’estate senza una discussione tra chi ruba e chi si oppone, spesso avvisando in qualche modo i vigili urbani. E le segnalazioni hanno portato anche a multe salate. Un altro souvenir del paradiso che, però, fa meno piacere esibire.

Tuttavia, nonostante i cittadini “vigilanti della spiaggia” e lo sforzo nei controlli che cercano di raccogliere tempestivamente le segnalazioni, molti riescono comunque a rubare una manciata di quarzo. Prima di festeggiare il “colpo” devono superare il secondo controllo, quello più accurato e tecnologico. Da anni gli addetti ai bagagli degli aeroporti sardi si preoccupano di sequestrare la sabbia dentro i bagagli dei turisti. E, novanta su cento, quella sabbia arriva proprio dal Sinis di Cabras e dalla spiagge di Is Aruttas, Mari Ermi e Maimoni oltre che dalle decine di microlidi che completano la linea di costa della penisola. Ogni anno negli aeroporti vengono sequestrati quintali di sabbia di quarzo che, per fortuna, ritorna a casa accompagnata dai componenti dell’ultima linea di difensori del quarzo. (c.z.)

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