La Nuova Sardegna

«Zona economica speciale così l’isola svolterebbe»

di Roberto Petretto
«Zona economica speciale così l’isola svolterebbe»

Adriano Giannola guida la società di sviluppo per la crescita del Sud: «In questo modo si attrarrebbero nuovi investimenti per la Sardegna»

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GHILARZA. Adriano Giannola, presidente dello Svimez, l’associazione per lo sviluppo industriale nel Mezzogiorno, è intervenuto a Ghilarza nel convegno sul Mezzogiorno organizzato dalla Fondazione Gramsci. Ha parlato della Sardegna e dello sviluppo del Sud dell’Italia.

Presidente, lei ha sollecitato in più occasioni il Governo a applicare la Legge Calderoli sul Federalismo perché da questo porebbero arrivare benefici per le zone più povere d’Italia. Eppure lo Svimez in passato era stato critico verso questa legge. Cosa è cambiato da allora?

«Era un paradosso: la legge Calderoli, che come Svimez abbiamo anche osteggiato, prevede delle cose che non sono mai state attuate. La perequazione infrastrutturale e i diritti di cittadinanza, che vuol dire livelli essenziali di assistenza e di prestazioni, sono rimasti inattuati e devono essere definiti da una disciplina di legge. Chi spende malamente non deve avere le risorse, chi gestisce in modo oculato sì. Queste cose attualmente non esistono, per cui oggi i diritti di cittadinanza nel sud per sanità e scuole non sono assolutamente rispettati. Allora noi come Svimez, provocatoriamente, riteniamo che quel federalismo responsabile andrebbe meglio della situazione attuale. Noi diciamo: attuiamo quella legge. La sfida deve essere: responsabilizziamoci, facciamo un patto, ma non solo sui fondi strutturali europei. Il patto che dobbiamo rispettare è sulla scuola, sulla sanità, sulla mobilità. Quelle sono questioni nazionali. I fondi europei sono fondi aggiuntivi per lo sviluppo. Ma i diritti di cittadinanza devono essere rispettati. La legge di Calderoli li prevede perché necessariamente ha dovuto inserirli nel testo».

Lei ha parlato anche della necessità di utilizzare anche in Italia strumenti che in altre zone d’Europa sono da tempo stati introdotti. In cosa siamo indietro e perché?

«Non è noi quegli strumenti noi sinora non li abbiamo utilizzati perché siamo ignoranti e cretini. La Polonia li ha da 10 anni, la Cina ci ha costruito il suo sviluppo. Ma ci vuole una scelta istituzionale. Il ministro De Vincenti ha assicurato che ora ci sarà un intervento del Governo per una legge quadro. Da noi c’è un marasma istituzionale, con le Regioni che non si mettono d’accordo tra di loro non si mettono d’accordo. In questa situazione lo Stato dovrebbe avere una strategia»

Tra le soluzione lei ha indicato quella dell’istituzione delle Zes, le Zone economiche speciali.

«Le Zes non le promuovono le Regioni, ma lo Stato che deve avere un’idea su cosa vuol dire la portualità nel Mediterraneo. Un settore con delle prospettive enormi. Faccio un esempio: l’Olanda ha un milione di addetti dietro il porto di Rotterdam. E noi che abbiamo Gioia Tauro, tecnicamente il miglior porto del Mediterraneo, ne abbiamo 4mila in cassa integrazione. Allora c’è qualcosa che non funziona. In Calabria, innanzitutto, ma anche da parte dello Stato che non riesce a creare una cosa che potrebbe trainare due o tre Regioni del Mezzogiorno».

Sardegna compresa?

La Sardegna ha Cagliari che è un ottimo porto e che sta meglio di tanti altri, ma se avesse una Zona economica speciale avrebbe quelle connessioni di cui parla il presidente Pigliaru. Attrai investimenti, crei infrastrutture e Cagliari ha una posizione ideale. Tanto è vero che chi gestiva Gioia Tauro gestisce anche Cagliari e sta spostando alcune cose sullo scalo sardo. Perché a Gioia Tauro non si riesce ad avere quei 40 chilometri di ferrovie, il retroporto è pericolosissimo. Quindi la mia era una sollecitazione al Governo per dire: “Fate la legge”. Lo diciamo dal 2008: usciamo dalla crisi anche con questi strumenti. La Zona economica speciale è un’innovazione istituzionale importante. Puoi fare burocrazia zero e tante altre cose: sperimentiamola e poi applichiamola altrove».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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