I Riformatori: imprese artigiane abbandonate
CAGLIARI. Le imprese artigiane sono state abbandonate a se stesse. Negli ultimi tre anni, le leggi per tenere testa alla crisi ed evitare la chiusura delle aziende non sono state rifinanziate. È un...
CAGLIARI. Le imprese artigiane sono state abbandonate a se stesse. Negli ultimi tre anni, le leggi per tenere testa alla crisi ed evitare la chiusura delle aziende non sono state rifinanziate. È un atto d’accusa quello mosso dai Riformatori alla giunta di centrosinistra: «Tutti sanno che lo scheletro della nostra economia sono gli artigiani, dall’edilizia alla ceramica, ma la Regione guarda altrove». Il presidente del movimento, Roberto Frongia, l’ha sostenuto numeri alla mano: «Dal 2004 – era lui l’assessore – a oggi oltre diecimila imprese si sono cancellate dall’Albo. Da 40mila sono sce a poco meno di 35mila. Siamo ritornati indietro di dieci anni, nonostante l’artigianato sia ancora una delle voci più importanti del prodotto interno lordo regionale: da solo vale il 18 per cento, più del turismo». Le colpe di quello che i Riformatori chiamano un disastro sono della giunta Pigliaru. «C’erano ben due leggi – ha detto il coordinatore Pietrino Fois – che avrebbero consentito agli imprenditori di avere più risorse in conto capitale o abbattere gli interessi dei prestiti. Purtroppo però sono state svuotate anche nell’ultima Finanziaria. Col risultato che gli artigiani sono sempre più ostaggio delle banche e sappiamo che, in Sardegna, il mondo del credito non è certo una passeggiata». Per il consigliere regionale Michele Cossa, «sono le associazione di categoria a confermare che i posti di lavoro in meno persi per strada sono stati oltre 10mila». Eppure, ha ribadito il capogruppo Attilio Dedoni, poteva e doveva essere fatto molto: «Ad esempio far crescere le aziende, incentivare l’apprendistato, migliorare l’ingresso in nuovi mercati o far contaminare, in senso positivo, le arti più antiche dalle opportunità offerte dalle nuove tecnologie». I Riformatori hanno presentato una proposta di legge, la chiamano piattaforma, per frenare la caduta libera delle imprese, ma «non è stata neanche presa in considerazione», hanno detto. Per Michele Solinas, coordinatore del movimento a Sassari, «non esiste neanche più un riferimento regionale per questi imprenditori che ogni giorno si scontrano con un’infinità di problemi ma sono lasciati soli in questa guerra impari». Secondo il consigliere regionale Luigi Crisponi anche l’artigianato artistico, una ricchezza per la Sardegna, è stato dimenticato. «Da quando – ha detto – è stata soppressa l’Isola (era l’istituto per l’artigianato artistico) la Regione ha continuto a pubblicizzare il marchio che nei fatti è diventato un marchio fantasma. È assurdo».
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