Procreazione assistita le nuove regole per i centri
CAGLIARI. La procreazione medica assistita, in Sardegna, avrà regole precise. A cominciare dalle caratteristiche tecnico scientifiche del centro pubblico o privato alla formazione professionale:...
CAGLIARI. La procreazione medica assistita, in Sardegna, avrà regole precise. A cominciare dalle caratteristiche tecnico scientifiche del centro pubblico o privato alla formazione professionale: sono questi i due criteri fondamentali che saranno presi in considerazione la momento del rilascio dell’autorizzazione e accreditamento nel sistema sanitario regionale. È tutto scritto nella delibera approvata dalla giunta regionale su proposta dell’assessore alla sanità Luigi Arru. Più volte era stata sollevata la necessità che anche in Sardegna la procreazione medica assistita fosse regolamentata, soprattutto per evitare che non fosse possibile la tracciabilità di ogni passaggio complesso e soprattutto ci fosse il rischio di non garantire il massimo della sicurezza per le coppie che chiedono di essere assistite per aver un figlio. I centri saranno divisi in tre livelli a seconda delle tecniche utilizzate: dall’inseminazione fino a interventi che richiedono l’anestesia totale. Soddisfatto l’assessore: «Il documento finale nasce dopo numerosi incontri, coordinati dalla direzione generale della Sanità con i responsabili dei centri regionali pubblici di riferimento per la procreazione medica assistita: l’ospedale Brotzu e le aziende universitarie di Cagliari e Sassari. Abbiamo raggiunto, sono convinto, un ottimo risultato nello stabilire i criteri. Abbiamo armonizzato la legge regionale, stabilito i vari livelli cui dovranno far riferimento i centri secondo la complessità dell’intervento e soprattutto garantito il massimo della sicurezza». Alle linee guida dovranno ovviamente adeguarsi sia i centri pubblici che quelli privati.
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