La Nuova Sardegna

Non rubava l’acqua, assolto il parroco di Siniscola

di Sergio Secci
Non rubava l’acqua, assolto il parroco di Siniscola

Il sacerdote era stato condannato perché l’ospizio gestito dalla Chiesa non aveva contatore

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SINISCOLA. Assolto per non aver commesso il fatto. Il sacerdote don Salvatore Orunesu parroco da cinque anni di Siniscola è stato assolto dal tribunale di Nuoro dall’accusa di furto d’acqua. Che avrebbero utilizzato dalla fine degli anni Ottanta per approvvigionare la casa di riposo Papa Giovanni XXIII in via De Gasperi e gestita dalla parrocchia.

In quegli anni quando il sacerdote non era a Siniscola, ci sarebbe stato un accordo tra l’amministrazione e la Curia che aveva aperto il centro per ospitare anziani indigenti. Si sarebbe raggiunto un accordo, il Comune che in quel periodo gestiva direttamente l’approvvigionamento dalla sorgente di Frunche Oche, avrebbe fornito gratuitamente il centro anziani mentre il resto delle spese, sarebbe stato a carico della parrocchia.

Tutto è filato liscio per anni ma quando al Comune è subentrato il gestore unico delle acque, gli operai di Abbanoa si sono accorti che l’ospizio era privo di contatore. È partita la segnalazione che si è poi trasformata in una denuncia per furto. È seguito un decreto di condanna per il sacerdote che senza essere mai stato sentito dai giudici, è stato condannato al pagamento di una somma di 23mila euro.

Quando don Orunesu ha saputo della condanna per fatti che risalivano a ben prima del suo arrivo a Siniscola, è caduto dalle nuvole, assieme all’avvocato Rossana Mele, ha deciso di presentare appello al tribunale. E il giudice gli ha dato ragione. È stato anzi il pm a chiedere la sua assoluzione.

«Diversi sindaci che hanno amministrato Siniscola a partire dagli anni Novanta si sono detti pronti a testimoniare in mio favore – ha dichiarato ieri il sacerdote subito dopo il dibattimento –. Si tratta una vecchia condotta comunale che veniva gestita dal Comune prima che nascesse Abbanoa. Secondo gli accordi che mi sono stati riferiti dai miei predecessori, la struttura avrebbe ospitato cittadini indigenti ottenendo in cambio l’autorizzazione a rifornirsi gratuitamente dell’acqua potabile. Quando Abbanoa è venuta a controllare, hanno trovato questa situazione e hanno indicato come responsabili di furto, la casa di riposo e il legale rappresentante della parrocchia. Io sono però a Siniscola solo dal 2012 ed ero completamente all’oscuro dei fatti».

La pena pecuniaria a cui era stato condannato il sacerdote era di oltre 23mila euro. «Sono stato condannato in contumacia quindi solo perché pur non avendo alcuna responsabilità in merito, in quel momento rappresentavo la casa di riposo. Ora mi sento più tranquillo, ma non volevo che la mia fedina penale fosse macchiata da un fatto in cui io non c’entro assolutamente nulla».

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