La bellezza non basta l’accoglienza arranca
La stagione delle vacanze grazie al Giro d’Italia è partita con largo anticipo Disorganizzazione e poche risorse danneggiano l’immagine della Sardegna
SASSARI. Non è un’isola per turisti, perlomeno non tutta e comunque non sempre. In Sardegna basta un’istante per passare dall’eccellenza della ricettività turistica al deserto dei servizi che genera la desolazione del turista. Una contraddizione in evidenza in questi giorni, con il prologo dell’estate esaltato e potenziato dal passaggio del Giro d’Italia proprio lungo le rotte del turismo. Rotte che spesso hanno fatto a meno della tecnologia del wi-fi, sempre più spesso richiesta dai turisti.
La bellezza, quindi, deve convivere con l’approssimazione. Capita così che l’immagine di Alghero durante la corsa rosa venga esaltata dall’alta definizione delle televisioni di tutto il mondo, fino a sfiorare la dimensione onirica degna di un paradiso delle vacanze. Il sogno, però, scoppia come una bolla di sapone davanti a un dettaglio: molti camerieri non sanno l’inglese e l’alta definizione del turismo si frantuma ogni volta che un anglofono propone una domanda più complicata del solito. E se il sindaco di Alghero vorrebbe una città dal linguaggio più cosmopolita possibile, quello di Sassari lamenta la chiusura degli esercizi commerciali proprio nella domenica in cui la città era più viva. Nel giorno di Monumenti aperti, un’occasione turistica incorniciata da una bella giornata di tiepido sole primaverile, il centro di Sassari era chiuso per la pausa domenicale. Se il turismo contasse qualcosa, questo sarebbe un errore da sottolineare con la matita rossa. Ma l’apoteosi dell’autogol, quello che forse i giapponesi chiamerebbero harakiri, riguarda uno dei pochi personaggi dell’isola in grado di accendere la fantasia dei turisti di tutto il mondo dato che si parla di una donna che ha vinto il Nobel per la letteratura nel 1926, quando anche il diritto di voto era lontano vent’anni. Ebbene, le guide che ne raccontavano la storia, in vendita nel suo museo nella sua città, non erano tradotte in inglese. La svista è stata colmata da un’iniziativa privata ma è lecito chiedersi come sia stato possibile che la sfera pubblica non si sia mai preoccupata di colmare la lacuna.
Sono questi, e tanti altri, i motivi per cui la Sardegna non è un’isola per turisti. Non basta la benedizione di Madre Natura, che ha regalato coste incantate e montagne meravigliose. Per trasformare i visitatori in turisti ci vuole qualcosa in più. Nei tempi in cui tutto è connesso e tutto accade in tempo reale anche la Sardegna ha il dovere di migliorarsi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
