La Nuova Sardegna

alghero/l’allarme del sindaco Mario Bruno

Nella destinazione internazionale l’inglese resta una lingua tabù

di Gian Mario Sias
Nella destinazione internazionale l’inglese resta una lingua tabù

ALGHERO. La partenza del Giro d’Italia da Alghero ha confermato che la città è bellissima e che piace tantissimo ai visitatori. E questo è un ottimo punto di partenza. Ha ribadito anche che gli...

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ALGHERO. La partenza del Giro d’Italia da Alghero ha confermato che la città è bellissima e che piace tantissimo ai visitatori. E questo è un ottimo punto di partenza. Ha ribadito anche che gli algheresi sanno essere molto ospitali e accoglienti, che sono ben disposti alla contaminazione e curiosi verso tutto ciò che estraneo. E anche questo è un bene, per una città che vuole fare turismo. Ma per essere una città a forte caratterizzazione turistica mancano molti dettagli. Per essere una destinazione dei flussi internazionali, per esempio, bisognerebbe cavarsela un po’ di più con le lingue.

Il primo a lanciare l’allarme, qualche giorno fa, è stato il sindaco Mario Bruno. «Che turismo si vuole fare se solo l’11 per cento degli algheresi parla l’inglese?», ha chiesto. Sì, perché mentre tutti parlano del catalano, dell’identità e della cultura linguistica della città, Bruno ha trasformato la settimana dedicata al dibattito pubblico sulle lingue parlate nell’ennesima riflessione sullo stato di salute del sistema dell’accoglienza nella Riviera del corallo. Perché hai voglia di organizzare eventi internazionale e di portare gente, se poi nessuno sa dirgli cosa sta mangiando o dove passare per arrivare in spiaggia, per fare due esempi.

Nei giorni scorsi ad Alghero sono stati presentati i dati di uno studio sulle conoscenze e le abitudini linguistiche ad Alghero, realizzata a partire dal 2015. A presentarli sono stati la direttrice generale del settore Politiche linguistiche della Generalitat de Catalunya, Ester Franquesa, e il rappresentante dell’ufficio algherese della delegazione della Generalitat de Catalunya in Italia, Joan Elies Adell. L’iniziativa della “Enquesta d’usos lingüístics a l’Alguer” è nata in ambito catalano, ragionando con la “terra madre catalana” di azioni comuni da realizzare per restituire alla variante algherese della lingua catalana nuova linfa e nuova attualità.

Ma Mario Bruno, che tra ciclismo, tennis in carrozzina, rally e altri eventi è impegnatissimo per cercare di risollevare le sorti di quella che in passato è stata la “porta d’oro del turismo in Sardegna”, scorrendo i numeri di quell’indagine si è spaventato per altro. «Su 12.735 intervistati, il 38 per cento dice di parlare l’algherese, mentre il 75 per cento afferma di capirlo», riflette Mario Bruno scorrendo le cartelle dell’indagine elaborata dagli studiosi internazionali che hanno condotto la ricerca sul campo. «Il 26 per cento degli algheresi capisce il catalano scritto – aggiunge – e il 3 per cento sa scrivere in algherese». Fatta questa premessa, il sindaco devia. «Balza agli occhi questo 11 per cento di persone che parlano inglese», è la sua riflessione. «Nelle località turistiche internazionali in cui l’inglese non è la lingua ufficiale – spiega – siamo intorno al 38 per cento, siamo molto indietro». Si parla di lingua inglese, ma se ci si volesse concentrare su francese, spagnolo o altre lingue, le cose sarebbero anche peggiori. «Non si può fare turismo in questo modo», dice Bruno senza mezzi termini.

«C’è molto da fare nelle politiche di accoglienza – aggiunge – e bisogna lavorare molto sulla formazione». Un incipit che il sindaco rivela di aver ricevuto di recente anche dalla nuova proprietà di Sella&Mosca. «Mi hanno confermato che hanno trovato una città bellissima – svela il primo cittadino – ma che secondo loro c’è molto da investire sulla formazione degli operatori, e che bisogna farlo già dalla scuola».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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