Prostituzione sulle strade della Sardegna, la “mappa” in una notte

La congregazione Figlie della carità ha voluto “fotografare” il fenomeno nell’isola. Età media sempre più bassa, gli sbarchi dei profughi aumentano lo sfruttamento

SASSARI. Hanno scattato una sorta di istantanea sulla situazione della prostituzione in strada in Sardegna: sono gli operatori della Congregazione Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli, che da molti anni gestisce un progetto per la protezione delle vittime del traffico di esseri umani. In contemporanea in tutta Italia, il D-Day delle lucciole è scattato nella notte del 3 maggio scorso. Per la prima volta in Italia, un ampio numero di Unità di strada o di contatto che fanno riferimento alle reti nazionali, ai progetti di emersione e identificazione per le vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale finanziati dal dipartimento delle Pari Opportunità e un ulteriore gruppo di enti, sono uscite contemporaneamente, tra le 21 e le prime ore del mattino. Obiettivo: “mappare” il fenomeno attraverso gli occhi degli operatori che quotidianamente svolgono azioni di contatto e di prossimità con i protagonisti della prostituzione. L’idea è costruire un osservatorio nazionale delle presenze in strada di persone che si prostituiscono.

Un'azione promossa congiuntamente dalle reti nazionali Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Piattaforma nazionale antitratta e Numero verde antitratta (800.290.290) che da anni operano per l'aggancio ed il contatto con persone cadute nella trappola degli sfruttatori sulle strade della penisola. In tutto 46 enti, appartenenti al privato sociale e al pubblico, hanno mappato i territori di 50 province (su 93) e di 11 città metropolitane (su 14). Complessivamente sono giunti dati da 93 aree territoriali diverse, coinvolgendo 19 regioni .

«Abbiamo partecipato a questa rilevazione – dice Corinne Vigo, coordinatrice delle Unità di strada – perché la Congregazione Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, da molti anni gestisce un progetto per la protezione delle vittime del traffico di esseri umani. Si tratta dell'unico progetto nella nostra regione finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità e da altri enti cofinanziatori. Abbiamo due case di accoglienza nei territori del nord e sud Sardegna, insieme ai servizi a bassa soglia, che ci permettono di essere presenti nell'isola con grande impatto sociale e attenzione al fenomeno della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e sfruttamento lavorativo».

La “fotografia” scattata dai volontari sardi non solo consente di censire il fenomeno di una notte – limitato peraltro a due città, manca Olbia dove pure esiste un'unità di contatto sempre riferibile al volontariato vincenziano – ma evidenzia anche il lavoro di questi operatori: cioè i colloqui con queste donne, la distribuzione di tè e caffè caldo, ma anche informazione, prevenzione e accompagnamento ai servizi sanitari per la diagnosi e cura; promozione dei loro diritti alla cura e all'accesso ai servizi pubblici; individuazione di vittime o potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, controllate da organizzazioni criminali.

A queste persone gli operatori vincenziani propongono l'opportunità di accedere ai programmi di protezione sociale e di inclusione socio-lavorativa finanziati dal Dipartimento Pari Opportunità. «Negli ultimi anni – aggiunge Corinne Vigo – il fenomeno dello sfruttamento sessuale è mutato per via degli sbarchi dei profughi, tramite i quali sono arrivate donne sempre più giovani, con una scarsa consapevolezza della loro condizione di sfruttamento, che non parlano la lingua italiana, quindi in uno stato di completa soggezione ed emarginazione».

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