Fine vita, la legge entro fine mese

La associazione Walter Piludu alla commissione in Senato: una battaglia di civiltà

CAGLIARI. La legge sul testamento biologico sarà approvata entro la fine di maggio. È stata la Commissione Sanità del Senato a comunicarlo al direttivo della associazione Walter Piludu, nata dopo la morte dello storico esponente del Pci sardo proprio con l’obiettivo di fare pressing per arrivare a una legge che garantisca ai malati che si trovino in gravissime e irreversibili condizioni di salute la libertà di scegliere una fine dignitosa. La delegazione a Palazzo Madama era composta dal presidente della associazione Giancarlo Ghirra, dal magistrato Gian Giacomo Pisotti, dalla moglie di Piludu, Marinella Maucioni e dalla ricercatrice universitaria Alessandra Pisu. «Alla Commissione abbiamo chiesto il varo rapido di un provvedimento atteso da troppi anni. Un provvedimento che consenta la piena realizzazione del diritto all'autodeterminazione in materia di trattamenti sanitari qual è previsto dall'articolo 32 della Costituzione – dice il presidente –. Lo abbiamo chiesto nel nome di Walter Piludu, amico sfortunato, protagonista di una titanica, impari, lotta durata cinque anni contro la sclerosi laterale amiotrofica. Noi vogliamo continuare la sua battaglia di civiltà: ottenere una buona legge sul fine vita».

Il direttivo della associazione si è presentato davanti alla Commissione per rilanciare «la volontà di un uomo che, a partire dal novembre del 2014, tre anni dopo l'insorgere della malattia, ha dedicato gli ultimi 24 mesi di vita, in una condizione di grande travaglio, alla richiesta di una buona legge – aggiunge Ghirra –. Siamo stati felici di poter essere ascoltati dalla commissione del Senato, al quale la Camera dei deputati ha consegnato un testo che rappresenta un decisivo passo in avanti rispetto al vuoto normativo del passato, un disegno di legge particolarmente apprezzabile per i suoi contenuti. Questa legge, serve, subito. Questa legge sarebbe servita al nostro amico per risparmiarsi 5 mesi di inutili sofferenze con la Asl e per evitare di ricorrere alla magistratura».

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