La Nuova Sardegna

Intercettazioni: se fai sicurezza non produci

Le polveri dei cumuli di gesso, residuo della lavorazione del fluoro, si diffondevano ovunque

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CAGLIARI. «Hanno lavorato al gesso per vent’anni senza cannone e adesso sono diventati schizzinosi»: la frase è attribuita nelle intercettazioni telefoniche ad Alessio Farci, il responsabile della produzione alla Fluorsid. È un’affermazione che contiene due elementi fondamentali per l’inchiesta per associazione a delinquere in inquinamento e disastro ambientale: il primo è che la terrificante diffusione di polveri sprigionate dai cumuli di gesso, residuo della lavorazione del fluoro, andava avanti da anni, come decine di denunce confermano. La seconda è che i vertici aziendali erano consapevoli di quanto fosse importante l’uso del cannone ad acqua, necessario per bagnare le polveri prima del trasporto in modo che il vento non le disperdesse. Erano consapevoli eppure l’unico cannone disponibile veniva semplicemente esposto quando c’era aria di controlli, perché - spiega in una conversazione il capo operaio dell’Ineco Marcello Pitzalis - il materiale doveva «partire il meno bagnato possibile... perché dentro la nave diventa un bel crostone». Quindi per evitare il crostone e problemi nel trasporto, Fluorsid e Ineco preferivano diffondere in tutta l’area di Macchiareddu nubi di polveri sottili pericolosissime per la salute.

In un’altra conversazione Farci dispone che «gli irrigatori non devono essere accesi» al contrario «devono essere scollegati per evitare che qualcuno li attivi per errore». Il rischio paventato è di «perdere terra e polvere di gesso» che hanno un valore commerciale. Di un dipendente che lamenta queste situazioni Farci dice che «non aveva nulla da fare e non ha mai mangiato polvere come ne mangiamo noi tutti i giorni, per quello si mette a dispensare saggezza».

Dice Armando Bollani, patron dell’Ineco: «Le macchine della Fluorsid quando si muovono fanno polvere e gli altri (stabilimenti, ndr) non hanno voglia di rompersi i coglioni con le loro polveri». Aggiunge Bollani: «Appena si dà un calcio per terra si alza una nuvola di fumo, poi i camion scaricano senza il cannone e siamo nelle condizioni che negli stabilimenti vicini ci mandano affanculo». Sono numerosi gli episodi raccontati nelle conversazioni registrate. A maggio del 2016 Carlo Scano - non indagato, ruspista alla discarica di Terrasini - dice a Marcello Pitzalis che «sta volando polvere da ogni buco, sta volando verso le serre (quelle di Riccardo Carboni, autore di un esposto alla base dell’inchiesta, ndr) e non c’è acqua, è un casino internazionale». Nei dialoghi intercettati c’è di tutto, anche il disincanto di chi di fronte alle continue segnalazioni di pericolo commenta con parole che racchiudono un mondo di incuria e di inciviltà: «Il discorso è che anche qui se fai sicurezza e ambiente non fai produzione, devi coniugare le due cose. Devi chiudere un occhio per produrre». (m.l)

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