Sardegna, c’è un record da battere: oltre 2,9 milioni di turisti
La Regione: il 2016 è stato un anno favoloso. In crescita le presenze anche nei mesi di spalla Gli stranieri sono in aumento. La permanenza media è di quasi cinque giorni
CAGLIARI L’estate che sarà dovrà fare meglio di 2,9. Sono i milioni di turisti sbarcati l’anno scorso in Sardegna e che, insieme all’indotto, hanno fruttato in una sola stagione il 7 per cento del Prodotto interno lordo. È un buon gettito finanziario, ma «da questa vostra fortuna dovreste avere molto di più», dicono da sempre gli economisti. C’è anche un altro record da battere nel 2017: i 13 milioni e mezzo di presenze (la permanenza media è intorno ai 5 giorni) in alberghi, villaggi, campeggi e in tutto il resto dell’offerta, che messa assieme ha un potenziale certificato superiore ai 210mila posti letto.
«Sono sicura che la prossima stagione andrà ancora meglio», è la previsione dell’assessora al turismo Barbara Argiolas dopo aver letto, con orgoglio seppure allora non era ancora in giunta, che nel 2016 rispetto al 2015 gli arrivi sono aumentati del 10,5 per cento e le presenze di 9 punti. «Sono numeri - ha sottolineato - molto positivi, ma non possono essere certo un punto d’arrivo. Vogliamo superarli quest’estate, le previsioni sono buone, anche se siamo già impegnati nella promozione per il 2018». Comunque c’è anche dell’amarezza in chiunque si occupi di turismo: esisterebbe un sommerso che varrebbe il doppio di quanto dichiarato dai canali ufficiali. Il che vorrebbe dire: a trascorrere le vacanze nell’isola in effetti sarebbero 5,8 milioni di italiani e stranieri, però alla fine la metà scompare nel mondo misterioso delle seconde case affittate oppure nella contabilità segreta di chi fa i soldi con i turisti però poi non paga le tasse.
«È un problema serio quello del sommerso - ha detto l’assessore - con alcune associazioni che addirittura sostengono sia un mercato tre volte più grande di quello reale. Qualunque peso abbia, è sicuramente un’emergenza. L’affronteremo con la prossima legge quadro sul turismo ed è lì che daremo un segnale forte contro l’evasione». Per adesso non è male accontentarsi della sfilza di dati elaborati nel 2016. A crescere soprattutto e molto sono state le presenze e gli arrivi nei mesi di spalla: marzo (con un media in aumento del 21,8 per cento), ottobre (+21), settembre (+14) e novembre (+13,8).
«Sono periodi - ha sottolineato Barbara Argiolas - che finora in Sardegna erano ai margini. Il che vuole dire: la destagionalizzazione comincia a dare gli effetti sperati, con gli stranieri che in autunno o primavera sorpassano come arrivi gli italiani. Qui però dobbiamo lavorare ancora molto: sugli alberghi che dovrebbero anticipare l’apertura senza aspettare Pasqua e nei mercati del Nord Europa per lanciare il messaggio che la Sardegna è bella e viva tutto l’anno».
A proposito di stranieri continuano ad aumentare: sono ormai a un passo dagli italiani (6,5 milioni di presenze contro i 7 dei nostri connazionali), trainati dal flusso continuo in arrivo da Germania, paese leader, Francia e Svizzera, ma anche dall’emergente Polonia. Se lo sguardo è stretto invece fra i confini dello Stivale sono Lombardia, Lazio e Piemonte le regioni guida. Poi c’è anche la tabella delle province più visitate con la Gallura sempre in testa, seguita da Cagliari e Sassari, ma con anche le zone interne, dal Nuorese al Medio Campidano, in crescita perché «la cultura è un altro grande patrimonio che dobbiamo proporre come valore aggiunto insieme al mare e alle spiagge».
Lette queste tabelle da favola, restano alcune spine. La Sardegna ha bisogno di nuovi posti letto? La risposta è no, deve migliorare la qualità di quello che finora ha proposto. Seconda spina: il turismo è vincente, ma c’è ancora troppa litigiosità fra albergatori e bed and breakfast, imprenditori locali e forestieri, fra associazioni di categoria e politici. «È vero - ha detto l’assessora - perché spesso in molti si dimenticano che invece dovrebbero lavorare insieme nel rispetto delle regole e per il benessere di tutti».
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