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Lo Stato non risponde  ecco i sindaci fai da te Amministratori sempre più spesso costretti a fare gli operai o i giardinieri Accade nelle piccole realtà a causa dei drastici tagli alle autonomie locali

Lo Stato non risponde  ecco i sindaci fai da te Amministratori sempre più spesso costretti a fare gli operai o i giardinieri Accade nelle piccole realtà a causa dei drastici tagli alle autonomie locali

[FIRMA&LUOGO]di Antonello PalmasSASSARINel piccolo borgo arroccato sulla collina che si affaccia sul lago si avvicinava il giorno della festa, ma la piazzetta che doveva ospitare il palco era al buio:...

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[FIRMA&LUOGO]di Antonello Palmas
SASSARI
Nel piccolo borgo arroccato sulla collina che si affaccia sul lago si avvicinava il giorno della festa, ma la piazzetta che doveva ospitare il palco era al buio: due lampade dell’impianto pubblico erano fuori uso. Antonello Masala, sindaco di Roccadoria Monteleone, fatti due rapidi calcoli, capì che non c’era altra soluzione se non provvedere di persona: andò a casa, prese una scala e facendosi aiutare da un amico si arrampicò e le cambiò. «Era un fine settimana – si schermisce lui, sorpreso dall’attenzione sull’episodio–, non sono previsti straordinari, perché le leggi in Italia sembrano fatte per metterti ostacoli. E allora, sì, ci ho pensato io. Ma è normale: più di una volta ho collaborato per mettere le transenne, o per pulire, da solo o con un consigliere o un amico che ci tiene a evitare al paese brutte figure».
Storie piccole piccole di amore per la propria comunità non si contano nell’era della spending review, dei tagli ai fondi dello Stato ai Comuni, dei bilanci da far quadrare in maniera ossessiva che costringono gli amministratori a trasformarsi in operai, giardinieri, elettricisti. Storie come quella di Antonio Tirotto, sindaco di Aglientu, che insieme a dei volontari è andato a pulire la spiaggia invasa dalla plastica, come accade dopo le mareggiate. «Non arrivavano i fondi per i lavori socialmente utili – spiega –, e abbiamo dovuto fare da soli».
Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente Anci , spiega: «Il moltiplicarsi degli episodi di volontariato da parte degli amministratori si spiega con la mancanza di risorse. Se non vedi i numeri dei tagli nei trasferimenti della Stato agli enti locali fai fatica a credere alla portata del fenomeno. Tutto è cominciato nel 2008, con una contrazione nell’impegno statale nei confronti delle autonomie locali, andata avanti dal 2009 al 204-15. Con le ultime due leggi di stabilità i tagli si sono bloccati. Parliamo di cifre mostruose. La Corte dei conti nella relazione annuale alla Camera ha rilevato che gli enti locali nel periodo 2009-2013 hanno subito un taglio di 31 miliardi di euro (17 netti, il restante nella partita Imu-Ici), tramutatosi in aumenti di tasse locali. Per un piccolo Comune come il mio parliamo di un taglio del 50 per cento di trasferimenti erariali. Da 417 mila euro, siamo passati a 197 mila euro. Cagliari? Da 49 milioni ai 7 milioni attuali. Santa Teresa, comune costiero: da 500 mila euro che riceveva, ora gira 1 milione e mezzo allo Stato nella partita di trasformazione Imu-Ici. Arzachena paga 5 milioni».
Così se hai un’esigenza e non riesci a ovviare tramite gara d'appalto o affidamento del servizio, ecco che ci si arrangia: anche facendo volontariato. «La pulizia della strada diventa la norma – dice Deiana – . Oppure si inventano la “giornata verde”, che ha un ruolo pedagogico ma in realtà è frutto della necessità. D’altra parte non puoi restare inerte. I problemi sono ingigantiti dall’inasprimento della parte burocratica che insieme al restringimento delle politiche pubbliche rendono irrisolvibili i problemi. Così come il decadimento delle piante organiche, sempre più spesso sottodimensionate in alcuni settori. A volte basta un geometra in malattia e si ferma tutto. Ecco perché sempre più spesso si deve agire di persona: se c’è una manifestazione ci si ritrova ad allestire la scena».
E anche quando è richiesto l’intervento della protezione civile, spesso affidata al volontariato, a muoversi spesso sono loro: «A me è accaduto in occasione di un grosso incendio che minacciava Bortigiadas. Lo scorso 23 agosto eravamo in prima linea, con l’evacuazione di una casa di riposo fatta di persona». Deiana sottolinea come le riduzioni «riguardano solo le autonomie locali, perché i ministeri continuano ad avere i budget consueti, a livello centrale non si segnalano contrazioni». Ecco così che i governi hanno scaricato sulla periferia il peso di iniziative politicamente propagandistiche che gettando fumo negli occhi dell’elettorato hanno di fatto costretto le autonomie locali ad alzare le imposte o a fare gli esattori per conto dello Stato.
In tempi in cui l’immagine del politico sui social è quella dell’approfittatore (colpa anche del cattivo operato di taluni), non è semplice spiegare al cittadino arrabbiato che non sempre le cose sono come sembrano. Masala parla di «un’aumentata mole di burocrazia che costringe un Comune come Monteleone agli stessi adempimenti che ha Milano. Obblighi di trasparenza, comunicazioni mensili o quindicinali alle prefetture. E se non lo fai vieni multato. Tempo ed energie che potrebbero essere impiegate molto meglio. Per poi non poter fare le cose più banali, pur avendo i soldi da parte. Faccio un esempio: abbiamo impiegato cinque mesi prima di riuscire a riparare una buca. Da novembre, quando è stata segnalata, sino a questi giorni. E se nel frattempo qualcuno si fosse fatto male cadendoci dentro, la denuncia sarebbe arrivata a me, che per fare il sindaco prendo 950 euro al mese. Se penso che un consigliere regionale, che non ha alcuna responsabilità, porta a casa 8-9mila euro, qualche domanda te la fai. Ma è la passione a farti andare avanti».
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