Indipendentisti in piazza «Liberate Doddore»
di Francesco G. Pinna
Decine di militanti davanti al tribunale chiedono il rilascio del leader di Meris Il medico: Meloni debilitato per lo sciopero della fame, rinviata l’udienza
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ORISTANO. La preoccupazione per le condizioni di salute di Doddore Meloni, giunto ormai al 33esimo giorno di sciopero della fame e della sete, ha trovato ieri una conferma ufficiale. Il medico della Casa circondariale di Massama, dove Meloni sta scontando dal 28 aprile due condanne (per evasione fiscale e falso) ormai passate in giudicato ha certificato che le condizioni di salute del presidente del movimento indipendentista Meris non sono tali da consentirne la "traduzione" dal carcere al Palazzo di Giustizia, dove ieri era atteso per la terza udienza del processo per il reato di manifestazione non autorizzata contestato per una conferenza stampa tenuta qualche anno fa davanti al Palazzo della Questura, Non è in grado di andarci con le proprie gambe e non è possibile accompagnarcelo in carrozzella o magari in barella, come avevano fatto a Brescia il 15 maggio e l'udienza è stata infine annullata e rinviata al 29 settembre.
«Meloni è lucido e cosciente, ma è molto debole e non è in grado di reggersi in piedi da solo», ha raccontato il suo legale, l'avvocato Cristina Puddu, che ieri ha indossato anche lei la maglietta con il volto di Meloni in bianco e nero e la scritta Doddore Liberu su sfondo rosso. La stessa maglietta che indossavano la moglie e la figlia di Meloni e alcune decine di militanti e attivisti del movimento Meris e di altri movimenti indipendentisti che per tre lunghe ore hanno manifestato con bandiere e striscioni per esprimere solidarietà a Meloni e per chiederne la immediata liberazione, ricevendo come unica risposta la richiesta di rimuovere le bandiere di Malu Entu e dei Quattro mori e lo striscione di protesta appesi agli alberi e ai cartelli davanti all'ingresso del Tribunale.
«Doddore è determinato a portare avanti lo sciopero della fame e della sete fino anche alle conseguenze estreme finché non sarà riconosciuto il suo status di prigioniero politico belligerante» ha spiegato l'avvocato Puddu ricordando che dalle istituzioni competenti ancora non è arrivata alcuna risposta alla richiesta di ricoverare subito Meloni all'Ospedale San Martino. Della vicenda di Doddore Meloni si è occupato ieri mattina anche il consigliere regionale del Gruppo Misto Fabrizio Anedda, che assieme all'ex presidente della Commissione Diritti civili del Consiglio regionale Paolo Pisu ha incontrato il leader indipendentista nell'infermeria del carcere e ha raccontato di averlo trovato «in condizioni psico-fisiche abbastanza preoccupanti» ma determinato a proseguire la sua protesta.
«Meloni è lucido e cosciente, ma è molto debole e non è in grado di reggersi in piedi da solo», ha raccontato il suo legale, l'avvocato Cristina Puddu, che ieri ha indossato anche lei la maglietta con il volto di Meloni in bianco e nero e la scritta Doddore Liberu su sfondo rosso. La stessa maglietta che indossavano la moglie e la figlia di Meloni e alcune decine di militanti e attivisti del movimento Meris e di altri movimenti indipendentisti che per tre lunghe ore hanno manifestato con bandiere e striscioni per esprimere solidarietà a Meloni e per chiederne la immediata liberazione, ricevendo come unica risposta la richiesta di rimuovere le bandiere di Malu Entu e dei Quattro mori e lo striscione di protesta appesi agli alberi e ai cartelli davanti all'ingresso del Tribunale.
«Doddore è determinato a portare avanti lo sciopero della fame e della sete fino anche alle conseguenze estreme finché non sarà riconosciuto il suo status di prigioniero politico belligerante» ha spiegato l'avvocato Puddu ricordando che dalle istituzioni competenti ancora non è arrivata alcuna risposta alla richiesta di ricoverare subito Meloni all'Ospedale San Martino. Della vicenda di Doddore Meloni si è occupato ieri mattina anche il consigliere regionale del Gruppo Misto Fabrizio Anedda, che assieme all'ex presidente della Commissione Diritti civili del Consiglio regionale Paolo Pisu ha incontrato il leader indipendentista nell'infermeria del carcere e ha raccontato di averlo trovato «in condizioni psico-fisiche abbastanza preoccupanti» ma determinato a proseguire la sua protesta.
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