«Siccità, serve subito lo stato di calamità»
Il senatore Pd Lai: la Regione lo chieda subito, danni alle colture fino all’80% nel nord dell’isola
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SASSARI. La grande sete si è già trasformata in emergenza siccità. Situazione drammatica nel nord dell’isola in cui le risorse idriche sono al limite. Prima che l’estate inizi. L’allarme ora diventa istituzionale e a lanciarlo è il senatore del Pd Silvio Lai che invita la Regione a chiedere lo stato di calamità naturale. Lo fa con un documento inviato al governatore Francesco Pigliaru. «Serve un deciso intervento della Regione, non solo formale, sul governo per il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la siccità che ha colpito l’isola – scrive Lai –. Non si deve perdere un minuto di più in questo momento di grande sofferenza delle aziende sarde».
Lai dà anche la dimensione dell’emergenza che ha colpito il nord della Sardegna in modo maggiore. «Lo stato di calamità naturale viene riconosciuto quando si presenta un danno accertato e certificabile, pari al 30 per cento delle colture. Secondo le prime stime che arrivano dai comuni, siamo intorno al 60 per cento, con punte fino all’80 per cento nel nord dell’isola, per le produzioni foraggere del 2017. Il Ministero dell’agricoltura può riconoscere sull'intero suolo regionale, lo stato di calamità, già solo basandosi sulle segnalazioni ricevute dalla stragrande maggioranza dei comuni sardi, ma serve che la questione sia rappresentata nel suo insieme dalla giunta regionale. Non come questione parziale ma come una priorità economica e sociale, come si fa per una grave crisi industriale. Sappiamo che per le colture per le quali è possibile ricorrere a pratiche assicurative, non è ammissibile richiedere aiuti senza dover incorrere in procedure d'infrazione da parte di Bruxelles. Tuttavia mentre per la stragrande parte dei seminativi, è possibile assicurarsi preventivamente, per il 2017, non era previsto nessuno strumento per ciò che riguardava foraggere e pascoli. Per questo la strada dell'aiuto per il reintegro delle scorte di foraggio per l'alimentazione del bestiame appare praticabile. L'Ue permette di derogare agli aiuti di Stato, nei limiti de minimis di 15mila euro ad azienda riferiti a un triennio, e un eventuale aiuto riconosciuto attraverso lo stato di calamità non sarebbe cumulabile con eventuali aiuti già goduti dalle aziende. In conclusione, una iniziativa della Regione potrebbe portare pur all’interno di questi vincoli a un aiuto attraverso la strada dei voucher per l'acquisto di foraggi nelle aziende zootecniche, qualora tale percorso non cumuli il valore dei foraggi acquistati, con aiuti de minimis, oltre il plafond stabilito per legge. Aggiungo che occorre procedere a un controllo di quelle opere già realizzate e bloccate per motivi burocratici largamente superabili che avrebbero potute essere utilizzate per attenuare i disagi e i danni alle colture, come quelle relative all’utilizzo delle acque reflue nelle grandi città».
Lai dà anche la dimensione dell’emergenza che ha colpito il nord della Sardegna in modo maggiore. «Lo stato di calamità naturale viene riconosciuto quando si presenta un danno accertato e certificabile, pari al 30 per cento delle colture. Secondo le prime stime che arrivano dai comuni, siamo intorno al 60 per cento, con punte fino all’80 per cento nel nord dell’isola, per le produzioni foraggere del 2017. Il Ministero dell’agricoltura può riconoscere sull'intero suolo regionale, lo stato di calamità, già solo basandosi sulle segnalazioni ricevute dalla stragrande maggioranza dei comuni sardi, ma serve che la questione sia rappresentata nel suo insieme dalla giunta regionale. Non come questione parziale ma come una priorità economica e sociale, come si fa per una grave crisi industriale. Sappiamo che per le colture per le quali è possibile ricorrere a pratiche assicurative, non è ammissibile richiedere aiuti senza dover incorrere in procedure d'infrazione da parte di Bruxelles. Tuttavia mentre per la stragrande parte dei seminativi, è possibile assicurarsi preventivamente, per il 2017, non era previsto nessuno strumento per ciò che riguardava foraggere e pascoli. Per questo la strada dell'aiuto per il reintegro delle scorte di foraggio per l'alimentazione del bestiame appare praticabile. L'Ue permette di derogare agli aiuti di Stato, nei limiti de minimis di 15mila euro ad azienda riferiti a un triennio, e un eventuale aiuto riconosciuto attraverso lo stato di calamità non sarebbe cumulabile con eventuali aiuti già goduti dalle aziende. In conclusione, una iniziativa della Regione potrebbe portare pur all’interno di questi vincoli a un aiuto attraverso la strada dei voucher per l'acquisto di foraggi nelle aziende zootecniche, qualora tale percorso non cumuli il valore dei foraggi acquistati, con aiuti de minimis, oltre il plafond stabilito per legge. Aggiungo che occorre procedere a un controllo di quelle opere già realizzate e bloccate per motivi burocratici largamente superabili che avrebbero potute essere utilizzate per attenuare i disagi e i danni alle colture, come quelle relative all’utilizzo delle acque reflue nelle grandi città».
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