I veleni sotto la lente di consulenti tecnici
Gli incarichi saranno conferiti in settimana: gli alti costi dell’indagine all’esame del Procuratore capo
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CAGLIARI. Sarà una squadra di consulenti tecnici a disseppellire, valutare e analizzare i veleni che secondo le accuse confermate dal gip Cristina Ornano sono spariti sotto terra o finiti nella laguna di Santa Gilla ad opera dell’Ineco, la società capeggiata dal manager Armando Bollani che da anni si occupa dei lavori sporchi per conto della Fluorsid. Nel corso della settimana la Procura prenderà contatti diretti con l’Università e con altri enti pubblici per costruire un organigramma di tecnici qualificati in grado di sviluppare in tempi rapidi la fase due dell’inchiesta, che dopo l’acquisizione degli elementi d’indagine necessari per definire il quadro delle accuse dovrà stabilire i livelli d’inquinamento ambientale - terra, acque e atmosfera - provocati dall’attività della Fluorsid nell’area industriale di Macchiareddu e accertare i rischi legati alla scelta di smaltire illegalmente materiali pericolosi per l’ambiente e nocivi per la salute umana e animale. La nuova fase del lavoro investigativo andrà avanti d’intesa col procuratore capo Alessandra Pelagatti, il cui ufficio è coinvolto anche per ragioni legate ai costi dell’indagine, che si prevedono piuttosto alti. A parte le consulenze, si dovrà ricorrere a strumenti e ad attività complessi così come è stato complesso finora il lavoro svolto dal nucleo investigativo del Corpo Forestale nell’arco di due anni, fra intercettazioni, sopralluoghi, verifiche tecniche e analisi dei materiali. Ai consulenti non verrà affidato solo il compito di andare a fondo nell’esame dei rifiuti industriali e delle quattro discariche fin qui messe sotto sequestro dalla Procura: gli esperti dovranno mettere a disposizione del pm Marco Cocco valutazioni attendibili sulla “storia” delle centraline di controllo sulla qualità dell’aria gestite dall’Arpas, l’agenzia regionale per l’ambiente. Non si tratta di un aspetto secondario dell’inchiesta, perché il sospetto - finora soltanto annunciato dal gip Ornano nell’ordinanza per la custodia cautelare notificata a sette persone - è che la Fluorsid abbia potuto scaricare sull’atmosfera di Macchiareddu e Assemini ogni sorta di veleni, a cominciare dalle polveri sottili (Pm10) prodotte dalla lavorazione della fluorite, grazie alla scarsa efficienza della rete di monitoraggio. Ma la domanda, su quest’aspetto della vicenda, è inevitabile ed è quella cui la Procura vuole dare una risposta in tempi ristretti: erano le centraline a funzionare male? Oppure non c’è stata sufficiente attenzione da parte dell’Arpas e dell’Ispra sullo stato ambientale di Macchiareddu? (m.l)
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