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Assalti ai portavalori in Sardegna, il maxi processo si trasferisce da Sassari a Cagliari

Un furgone portavalori preso d'assalto in Sardegna (archivio)
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Un furgone portavalori preso d'assalto in Sardegna (archivio)

Dopo due udienze nell'aula bunker del carcere di Bancali, la corte ha fissato il prossimo appuntamento per il 12 giugno nel capoluogo regionale. A processo 28 persone, a cominciare dall'ex vice sindaco di Villagrande Giovanni Olianas e da Luca Arzu

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SASSARI. Il maxi-processo per gli assalti ai portavalori in Sardegna si sposta a Cagliari e dove il 12 giugno dovrebbe aprirsi il dibattimento in Corte d'assise. Dopo due udienze celebrate nell'aula bunker del carcere di Bancali ( Sassari), il collegio presieduto da Ermengarda Ferrarese, in applicazione dal tribunale di Cagliari, e composta da Giovanni Paolo Piana e Fabio Rivellini, entrambi del tribunale di Lanusei, ha fissato per lunedì prossimo nel capoluogo regionale il prossimo appuntamento.

Spostato da Lanusei a Sassari e ora a Cagliari, il processo ha mosso oggi 6 giugno i primi passi. Da lunedì 12 si andrà avanti con un'udienza alla settimana in attesa di tornare definitivamente a Lanusei quando sarà pronta un'aula adatta a ospitare in sicurezza il gran numero imputati e difensori.

A giudizio dodici detenuti e altri sedici imputati, tra quelli agli arresti domiciliari e quelli a piede libero.

Secondo la Dda di Cagliari, gli organizzatori e promotori della banda sarebbero Giovanni Olianas, ex sindaco di Villagrande, Luca Arzu, Angelo Lostia e Salvatore «Toreddu» Sanna, mentre ad altri imputati viene contestata la partecipazione all'associazione a delinquere. Il resto degli indagati ha singole contestazioni non associative.

I difensori hanno presentato una serie di eccezioni su cui i giudici si sono riservati di esprimersi nel corso della prossima udienza. In particolare, gli avvocati hanno sostenuto la nullità dell'udienza preliminare e hanno contestato le indagini passate dalla Procura di Nuoro a quella di Cagliari e poi alla Dda.

La difesa di Olianas ha contestato il fatto che alcune attività di indagine, a iniziare dalle intercettazioni, siano state eseguite prima della sua iscrizione nel registro degli indagati e dopo i termini massimi, fissati in un anno.

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