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Sentiti i responsabili dell’Arpas e dell’Asl

Sentiti i responsabili dell’Arpas e dell’Asl

CAGLIARI. L’inchiesta sulla Fluorsid vira sul sistema dei controlli e sulle possibili responsabilità degli organismi pubblici che avrebbero dovuto prevenire con un’opera costante di monitoraggio...

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CAGLIARI. L’inchiesta sulla Fluorsid vira sul sistema dei controlli e sulle possibili responsabilità degli organismi pubblici che avrebbero dovuto prevenire con un’opera costante di monitoraggio quello che la Procura considera un disastro ambientale di proporzioni mai viste in Sardegna. Ieri il pm Marco Cocco ha sentito come persone informate sui fatti, con l’assistenza del commissario del Corpo Forestale Fabrizio Madeddu, il direttore del dipartimento di Cagliari-Medio Campidano dell’Arpas Massimo Secci, la responsabile del servizio controlli, monitoraggio e valutazione ambientale Simonetta Fanni e il dirigente del dipartimento di prevenzione dell’Asl, Silvana Tilocca. Top secret il contenuto delle audizioni, ritenute necessarie per dare una risposta a una serie di domande rimaste sospese nel corso dell’indagine. Una riguarda certamente il funzionamento della rete di centraline di monitoraggio gestite dall’Arpas, che nel corso degli anni hanno registrato una situazione critica nell’atmosfera nell’area Macchiareddu-Assemini senza che i numerosi superamenti dei limiti di legge e i fuori servizio registrati dagli strumenti abbiano provocato alcun allarme. I report dimostrano che nel corso degli anni gli apparecchi hanno funzionato, non sempre e benissimo ma hanno funzionato, mettendo in luce una situazione preoccupante. Eppure la presenza diffusa di polveri sottili (Pm10) altamente nocive per la salute è stata liquidata nella relazione sulla qualità dell’aria 2015 come il prodotto dei caminetti e degli impianti di riscaldamento domestici, mentre in un altro documento dell’Arpas si parla - come ha sottolineato il gip Cristina Ornano, nell’ordinanza che ha portato a sette arresti - di polveri arrivate dal Sahara.
La Procura intende ricostruire nei dettagli la filiera delle responsabilità e stabilire se ci sono state leggerezze anche da parte delle strutture sanitarie sulla valutazione dei rischi e della reale situazione ambientale: il disastro era sotto gli occhi di tutti ma l’attenzione sembrerebbe cresciuta soltanto dopo l’intervento della Procura, nato dalla denuncia di un allevatore che vedeva ammalarsi le proprie pecore.
Gli arresti e i sequestri delle quattro discariche hanno fermato l’attività inquinante della Fluorsid, saranno i consulenti della Procura a mettere a disposizione del pm Cocco elementi di valutazione precisi sullo stato dei luoghi, compreso lo stagno di Santa Gilla, e su tutti gli aspetti tecnici legati alle scelte - per la Procura illegali - compiute dalla Fluorsid e dalla ditta Ineco nell’attività di smaltimento dei rifiuti industriali e su quella che il magistrato e la Forestale considerano la mancata prevenzione dei pericoli di inquinamento ambientale. (m.l)

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