Pigliaru non ha dubbi: «Resteremo fino alla fine»
Doppio vertice per il governatore: con il Pds e con il resto della maggioranza Per il dopo Maninchedda spunta Balzarini, direttore generale dei lavori pubblici
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CAGLIARI. I gufi volino lontano: il centrosinistra resisterà fino al 2019, poi si vedrà. Dal doppio vertice, prima con i ribelli del Partito dei sardi e un’ora dopo con tutti i partiti della maggioranza, il governatore Francesco Pigliaru è riapparso sicuro come non mai: «Arriveremo fino all’ultimo giorno della legislatura. Su questo non ci sono dubbi. Perché il clima dentro lo spogliatoio è buono», ha aggiunto con tanto di sorriso e sta per arrivare anche il possibile accordo sulla tattica con cui la squadra scenderà in campo. Il governatore questo non se lo è lasciato sfuggire, troppo presto?, ma è convinto che presto sarà così. La crisi non è ancora passata, le dimissioni dell’assessore Paolo Maninchedda del Partito dei sardi devono essere metabolizzate, però a parte qualche incomprensione sul successore non sembra esserci più aria di tempesta. Per la verità è sempre così o tutti si affrettano a raccontarla così dopo ogni vertice, ma stavolta la maggioranza avrebbe preso l’impegno degli impegni: non esploderà e neanche ha intenzione di sgonfiarsi. Prima di ferragosto la giunta ritornerà al completo, al massimo dopo un rimpasto veloce, e poi – è il giuramento condiviso – «riprenderemo a marciare verso la meta».
L’assessore che sarà. Nei due incontri mai s’è accennato al nome di chi prenderà il posto di Maninchedda. Che i lavori pubblici rimangano un’esclusiva del Partito dei sardi, è una certezza, mentre sull’identità dell’assessore ci sono pareri contrastanti. Per ora la delega è stata congelata e affidata al vicepresidente Raffaele Paci, ma l’interim non può durare a lungo: sarebbe un errore clamoroso. Il Pds non ha fretta, Pigliaru sì: ci sono un bel po’ di cantieri da aprire. Capito il senso dell’invito, i sovranisti avrebbero proposto come soluzione a tempo l’attuale direttore generale dell’assessorato – è Edoardo Balzarini – ma al presidente le scelte provvisorie non piacciono e neanche sembra disponibile ad accettare altre staffette incorsa. Quindi se il Pds dovesse indicare Balzarini, sarà lui l’assessore fino al 2019. Oppure proponga un altro nome purché sia quello definitivo e che potrebbe uscire il 24 giugno dall’assemblea dei sovranisti ad Arborea.
Doppio vertice. È stata una maratona, dalle 10 alle 14. All’inizio della mattinata Pigliaru ha incontrato la delegazione del Pds, guidata dal segretario Franciscu Sedda e dal capogruppo Gianfranco Congiu. «È stato un confronto schietto e con anche momenti di tensione, però costruttivo», è la sintesi poi arrivata quasi in contemporanea da una parte e dall’altra del tavolo. I sovranisti si sono presentati con quattro punti da realizzare nell’immediato: contrastare il governo nel ricorso contro l’Agenzia sarda delle entrate, puntare a una legge elettorale nazionale che permetta anche alle liste «tutte e solo sarde» di eleggere uno o più parlamentari, ottenere indietro i milioni finora negati dallo Stato con la scusa che c’è da risanare il debito pubblico tricolore e infine non essere più prigionieri delle regole europee sugli aiuti di Stato e reclamare il diritto all’insularità. Sedda dirà: «Dal governatore ci aspettiamo una chiara presa di posizione su ciascun punto» Il minimo sindacale potrebbe essere una lettera d’impegni, o meglio un’affollata conferenza stampa, oppure chiedere al governo (ci sarà il tempo, le elezioni sono alle porte) di «confrontarsi in Sardegna sulla Sardegna». Pigliaru, a sua volta, dirà: «Sono più i punti di contatto che quelli in cui siamo lontani». Bisogna essere ottimisti e le parti in causa lo sono. A metà mattinata poi è andato in scena il vertice allargato ai sette partiti di maggioranza. In cui ciascuno ha messo del suo, perché «dobbiamo riempire l’agenda di cose da fare e molto subito». Così Mdp ha chiesto che in testa ci sia la vertenza delle zone interne e l’agricoltura, l’Upc-Psi s’è concentrato sul caso La Maddalena, leggi mancato G8, e i trasporti, il Campo progressista ha parlato molto di sanità e oggi è in programma un vertice tecnico sulla riorganizzazione della rete ospedaliera. Le varie anime del Pd si sono confrontate sui trasporti e l’urbanistica. Poi c’è chi ha messo sul tavolo le servitù militari, il metano, la partita con l’Eni, i rapporti con lo Stato, il welfare e le «azioni indispensabili per rilanciare l’occupazione», scritta com’è stato detto da Sinistra sarda e dalla Base. Ogni partito è uscito dal vertice con un bel po’ di compiti da svolgere a casa. Il nuovo appuntamento è fra una settimana, con Pigliaru che è stato perentorio nel dire: «Dal prossimo conclave, dobbiamo uscire con un patto di governo in cui ognuno, dalla giunta ai consiglieri di maggioranza, saprà cosa fare, quando e come lo dovrà fare». Fino al 2019. (ua)
L’assessore che sarà. Nei due incontri mai s’è accennato al nome di chi prenderà il posto di Maninchedda. Che i lavori pubblici rimangano un’esclusiva del Partito dei sardi, è una certezza, mentre sull’identità dell’assessore ci sono pareri contrastanti. Per ora la delega è stata congelata e affidata al vicepresidente Raffaele Paci, ma l’interim non può durare a lungo: sarebbe un errore clamoroso. Il Pds non ha fretta, Pigliaru sì: ci sono un bel po’ di cantieri da aprire. Capito il senso dell’invito, i sovranisti avrebbero proposto come soluzione a tempo l’attuale direttore generale dell’assessorato – è Edoardo Balzarini – ma al presidente le scelte provvisorie non piacciono e neanche sembra disponibile ad accettare altre staffette incorsa. Quindi se il Pds dovesse indicare Balzarini, sarà lui l’assessore fino al 2019. Oppure proponga un altro nome purché sia quello definitivo e che potrebbe uscire il 24 giugno dall’assemblea dei sovranisti ad Arborea.
Doppio vertice. È stata una maratona, dalle 10 alle 14. All’inizio della mattinata Pigliaru ha incontrato la delegazione del Pds, guidata dal segretario Franciscu Sedda e dal capogruppo Gianfranco Congiu. «È stato un confronto schietto e con anche momenti di tensione, però costruttivo», è la sintesi poi arrivata quasi in contemporanea da una parte e dall’altra del tavolo. I sovranisti si sono presentati con quattro punti da realizzare nell’immediato: contrastare il governo nel ricorso contro l’Agenzia sarda delle entrate, puntare a una legge elettorale nazionale che permetta anche alle liste «tutte e solo sarde» di eleggere uno o più parlamentari, ottenere indietro i milioni finora negati dallo Stato con la scusa che c’è da risanare il debito pubblico tricolore e infine non essere più prigionieri delle regole europee sugli aiuti di Stato e reclamare il diritto all’insularità. Sedda dirà: «Dal governatore ci aspettiamo una chiara presa di posizione su ciascun punto» Il minimo sindacale potrebbe essere una lettera d’impegni, o meglio un’affollata conferenza stampa, oppure chiedere al governo (ci sarà il tempo, le elezioni sono alle porte) di «confrontarsi in Sardegna sulla Sardegna». Pigliaru, a sua volta, dirà: «Sono più i punti di contatto che quelli in cui siamo lontani». Bisogna essere ottimisti e le parti in causa lo sono. A metà mattinata poi è andato in scena il vertice allargato ai sette partiti di maggioranza. In cui ciascuno ha messo del suo, perché «dobbiamo riempire l’agenda di cose da fare e molto subito». Così Mdp ha chiesto che in testa ci sia la vertenza delle zone interne e l’agricoltura, l’Upc-Psi s’è concentrato sul caso La Maddalena, leggi mancato G8, e i trasporti, il Campo progressista ha parlato molto di sanità e oggi è in programma un vertice tecnico sulla riorganizzazione della rete ospedaliera. Le varie anime del Pd si sono confrontate sui trasporti e l’urbanistica. Poi c’è chi ha messo sul tavolo le servitù militari, il metano, la partita con l’Eni, i rapporti con lo Stato, il welfare e le «azioni indispensabili per rilanciare l’occupazione», scritta com’è stato detto da Sinistra sarda e dalla Base. Ogni partito è uscito dal vertice con un bel po’ di compiti da svolgere a casa. Il nuovo appuntamento è fra una settimana, con Pigliaru che è stato perentorio nel dire: «Dal prossimo conclave, dobbiamo uscire con un patto di governo in cui ognuno, dalla giunta ai consiglieri di maggioranza, saprà cosa fare, quando e come lo dovrà fare». Fino al 2019. (ua)
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